Lo scambio sul posto (SSP) del GSE non accetta più nuove richieste dal 26 settembre 2025, ultima data utile per gli impianti entrati in esercizio entro il 29 maggio 2025 (GSE, 2025). Questa guida spiega come funziona il meccanismo, come si calcola il contributo in conto scambio e che cosa cambia per chi ha già una convenzione o per chi oggi installa un impianto nuovo.
Punti chiave
- L'SSP compensa nel tempo l'energia immessa con quella prelevata. Per i nuovi impianti non è più disponibile: le richieste sono chiuse dal 26 settembre 2025 (GSE).
- La base normativa è la delibera ARERA 78/2025/R/efr del 4 marzo 2025, che attua l'art. 9, comma 2, del D.Lgs. 199/2021.
- Le convenzioni in corso non si rinnovano oltre 15 anni dalla prima sottoscrizione, poi scatta il ritiro dedicato (ecnews, 2025).
- Nel ritiro dedicato non c'è compensazione: l'energia in eccesso si vende, e il prezzo minimo garantito era di 4,64 centesimi al kWh nel 2025 (Qualenergia, 2025).
- Senza SSP il valore dell'impianto dipende dall'autoconsumo, quindi accumulo e gestione dei carichi pesano di più.
Che cos'è lo scambio sul posto e chi può ancora usarlo?
Lo SSP è una forma di autoconsumo in sito che compensa l'energia immessa in rete in un momento con quella prelevata in un momento diverso (GSE, 2025). Può usarlo chi ha già una convenzione attiva. Le nuove richieste sono ammesse solo fino al 26 settembre 2025 e solo per impianti entrati in esercizio entro il 29 maggio 2025.
In pratica, un impianto allacciato dopo il 29 maggio 2025 accede solo al ritiro dedicato. Per gli impianti ammessi allo SSP il limite di potenza era di 500 kW (ecnews, 2025). Il Modello Unico, usato per le pratiche di connessione dei piccoli impianti, riguarda impianti sotto i 200 kW realizzati presso un cliente finale con punto di prelievo già attivo (Qualenergia, 2025). Per le pratiche operative vedi la guida scambio sul posto: scadenze e alternative.
Come funziona il contributo in conto scambio?
Con l'SSP l'impianto non vende l'energia in eccesso: la immette in rete e il GSE la compensa con quella prelevata in altre ore. Il risultato è un contributo in conto scambio che rimborsa una parte dei costi sostenuti per il prelievo (GSE, 2025). Il meccanismo premia chi produce molto e consuma in momenti diversi.
Tre grandezze guidano il calcolo. L'energia prelevata dalla rete, l'energia immessa e l'energia scambiata, cioè la quota di immissione che viene compensata dal prelievo, pari al minore tra le due su base annua o periodica. Il resto dell'immissione, se supera il prelievo, non genera compensazione fisica e viene trattato come eccedenza. La disciplina operativa era definita dal Testo Integrato dello Scambio sul Posto (TISP), deliberazione ARERA 570/2012/R/efr (ecnews, 2025).
La formula del contributo in conto scambio
Il TISP calcola il contributo come il minore tra due valori: l'onere energia, cioè il costo dell'energia prelevata, e il controvalore dell'energia immessa, a cui si aggiunge un termine forfettario sull'energia scambiata (ecnews, 2025). La formula tipica nei documenti GSE è la seguente.
- CS: contributo in conto scambio, in euro
- OE: onere energia, il costo della sola componente energia dell'elettricità prelevata
- CEi: controvalore dell'energia immessa, valorizzata ai prezzi di mercato per zona
- CUsf e ES: corrispettivo unitario forfettario per l'energia scambiata (ES), che copre parte degli oneri di rete e di sistema
Si legge così: CS = min(OE; CEi) + CUsf × ES. Per cifre aggiornate usa la convenzione e le comunicazioni del GSE sul tuo punto di connessione, perché i corrispettivi si aggiornano ogni anno. Questa pagina spiega il meccanismo; per il calcolo sugli impianti in esercizio rimanda sempre ai valori ufficiali.
Un esempio ipotetico senza prezzi mostra quanta energia viene davvero compensata. I numeri sono ipotetici, non dati di mercato: l'obiettivo è capire quale quota di immissione entra nel calcolo dell'energia scambiata, che è la grandezza su cui lavorano sia il contributo sia le scelte di dimensionamento.
- Produzione annua: 4.000 kWh
- Autoconsumo diretto: 2.500 kWh
- Immissione in rete: 1.500 kWh
- Prelievo dalla rete: 1.000 kWh
- Energia scambiata: 1.000 kWh, il minore tra immissione e prelievo
- Eccedenza di immissione: 500 kWh, che non è compensata dal prelievo
Con la fine dello SSP, la stessa famiglia nel ritiro dedicato venderebbe tutti i 1.500 kWh immessi e pagherebbe normalmente i 1.000 kWh prelevati. Ogni kWh autoconsumato in più riduce il prelievo e l'immissione allo stesso tempo. Per questo, dal punto di vista di chi progetta, l'energia scambiata resta un buon indicatore del grado di allineamento tra produzione e consumi, anche quando il contributo in conto scambio non si applica più. Se l'energia immessa è molto superiore al prelievo, l'impianto è probabilmente sovradimensionato rispetto ai carichi, oppure mancano accumulo e carichi flessibili.
Convenzioni e nuovi impianti dopo la fine dello SSP
Le convenzioni in corso non possono essere rinnovate oltre 15 anni dalla prima sottoscrizione e, alla scadenza, il GSE attiva la convenzione di ritiro dedicato (ecnews, 2025). Per gli impianti nuovi l'unico accesso è il ritiro dedicato, senza compensazione tra immissione e prelievo (Infobuild Energia, 2025).
La delibera ARERA 78/2025/R/efr è il riferimento: ha fissato la conclusione del regime dopo il decreto MASE del 30 dicembre 2024 (ARERA, 2025). Per chi aveva convenzioni molto vecchie c'è stata una transizione già dal 1° gennaio 2025, con attivazione automatica del ritiro dedicato (Qualenergia, 2025). Confronto tra i due regimi:
- SSP: compensa immissione e prelievo, contributo in conto scambio, chiuso a nuove richieste dal 26 settembre 2025
- Ritiro dedicato: vendita dell'energia immessa al GSE, nessuna compensazione con il prelievo
- Remunerazione nel ritiro dedicato: prezzo minimo garantito oppure prezzo zonale orario (Qualenergia, 2025)
Quanto paga il ritiro dedicato dopo lo SSP?
Nel ritiro dedicato scegli tra prezzo minimo garantito, fissato a 4,64 centesimi al kWh nel 2025, e prezzo zonale orario, che varia per zona e ora (Qualenergia, 2025). Il prezzo minimo garantito vale per impianti fino a 100 kW e per i primi 1,5 milioni di kWh annui (ARERA).
ARERA ha pubblicato l'aggiornamento dei prezzi minimi garantiti per il 2026 il 29 gennaio 2026. Una guida di settore riporta 47,5 euro al MWh per il fotovoltaico nel 2026 (Edilizia.com, 2026): verifica il valore nella comunicazione ARERA prima di usarlo in un preventivo. Lo stesso articolo indica un corrispettivo amministrativo di 0,70 euro al kW annuo sotto i 20 kW. La guida ritiro dedicato GSE per installatori approfondisce pratica e tempi di pagamento.
Massimizzare l'autoconsumo senza lo scambio sul posto
Senza compensazione, ogni kWh consumato in casa vale più di un kWh venduto, perché evita il prelievo e il suo costo. Per questo contano dimensionamento, orari dei carichi e accumulo. Il fotovoltaico italiano ha raggiunto 43.513 MW a fine 2025 con 2.092.088 impianti, ma le nuove installazioni sono scese del 25,9% (Qualenergia, dati Terna e GSE, 2026).
Il calo si concentra sulla piccola taglia: gli impianti fino a 6 kW sono il 62% del parco nazionale (stessa fonte). Tre leve pratiche restano valide per chi progetta oggi:
- Accumulo: una batteria sposta consumi serali sulla produzione diurna, vedi la guida batterie di accumulo per il fotovoltaico
- Autoconsumo: spostare lavatrice, boiler o ricarica auto nelle ore centrali, vedi autoconsumo fotovoltaico
- Fasce orarie: capire dove cade il prelievo aiuta a scegliere i carichi, vedi fasce orarie F1, F2 e F3
Per chi non può autoconsumare molto, una comunità energetica può valorizzare l'energia condivisa: la panoramica è nella guida CER, come funzionano. Per i progetti nuovi, un software di progettazione come Reonic aiuta a simulare produzione e autoconsumo prima del preventivo.
Cosa devono fare oggi gli utenti che hanno già una convenzione SSP?
Chi ha una convenzione attiva la mantiene fino alla sua naturale scadenza. Per le convenzioni sottoscritte almeno 15 anni prima il termine era il 31 dicembre 2024 e dal 1° gennaio 2025 il GSE ha attivato in automatico il ritiro dedicato al loro posto (Qualenergia, 2025). Le altre proseguono fino al limite dei 15 anni dalla prima sottoscrizione.
La delibera ARERA 457/2024/R/efr riguarda gli impianti esistenti e prevedeva la possibilità di optare per altre modalità entro il 10 dicembre 2024 (Infobuild Energia, 2025). In pratica il titolare dovrebbe controllare tre cose: la data di prima sottoscrizione della convenzione, la data di scadenza effettiva e le comunicazioni ricevute dal GSE. Chi cambia impianto o lo amplia deve verificare se la modifica mantiene o fa decadere la convenzione. Per le pratiche amministrative vedi la guida alle pratiche GSE per il fotovoltaico e quella sul censimento su GAUDÌ.
Gli errori da evitare quando si valuta un impianto senza SSP
Il primo errore è stimare il risparmio come se l'energia immessa fosse ancora compensata. Nel ritiro dedicato viene venduta, non compensata, e il prezzo minimo garantito era di 4,64 centesimi al kWh nel 2025 (Qualenergia, 2025), ben sotto il costo di un kWh prelevato. Il preventivo deve quindi partire dall'autoconsumo, non dalla produzione.
Altri errori frequenti nelle simulazioni sono questi:
- Usare la produzione totale come ricavo: conta la quota consumata in sito, non quella immessa
- Ignorare il corrispettivo amministrativo: nel ritiro dedicato sotto i 20 kW è indicato in 0,70 euro al kW annuo (Edilizia.com, 2026)
- Copiare esempi del vecchio SSP: i casi con conguaglio e contributo in conto scambio non valgono per gli impianti allacciati dopo il 29 maggio 2025
- Dimensionare in eccesso: con un parco di 2.092.088 impianti e nuove installazioni in calo del 25,9% nel 2025 (Qualenergia, 2026), il mercato premia il dimensionamento sul consumo reale
Un confronto onesto tra impianto con e senza accumulo, a parità di consumi, evita promesse di rientro che l'SSP non sostiene più.
FAQ
D: Lo scambio sul posto è ancora attivo nel 2026?
Solo per chi ha già una convenzione. Le nuove richieste sono state chiuse il 26 settembre 2025, e solo per impianti entrati in esercizio entro il 29 maggio 2025 (GSE, 2025). I nuovi impianti accedono solo al ritiro dedicato.
D: Come si calcola il contributo in conto scambio?
Si calcola come il minore tra onere energia e controvalore dell'energia immessa, più un corrispettivo forfettario sull'energia scambiata: CS = min(OE; CEi) + CUsf × ES. La disciplina è nel TISP, deliberazione ARERA 570/2012/R/efr (ecnews, 2025).
D: Che differenza c'è tra scambio sul posto e ritiro dedicato?
Nello SSP l'energia immessa è compensata con quella prelevata. Nel ritiro dedicato l'energia immessa viene venduta al GSE a prezzo minimo garantito o a prezzo zonale orario, senza compensazione con il prelievo (Qualenergia, 2025).
D: Cosa succede quando scade la convenzione SSP?
Le convenzioni non si rinnovano oltre 15 anni dalla prima sottoscrizione. Alla scadenza il GSE attiva la convenzione di ritiro dedicato (ecnews, 2025).
D: Conviene installare una batteria senza scambio sul posto?
Spesso sì, perché ogni kWh autoconsumato evita un prelievo, mentre l'energia ceduta è pagata con il ritiro dedicato, a un prezzo minimo garantito di 4,64 centesimi al kWh nel 2025 (Qualenergia, 2025). La convenienza dipende da profilo di consumo e costo del sistema.







