Una pompa di calore acqua acqua a circuito aperto preleva acqua di falda da un pozzo, ne estrae il calore e la restituisce all'ambiente. In Lombardia le utenze idriche autorizzate per scambio termico sono passate da 109 nel 2010 a 1.631 nel 2023 (Regione Lombardia, 2024). Per l'installatore la macchina è la parte semplice. Il lavoro vero sta nel pozzo, nell'analisi dell'acqua e nelle autorizzazioni.
Questa guida segue il cantiere dal punto di vista di chi deve consegnare l'impianto funzionante e autorizzato. Vedremo quali titoli servono per prelevare e scaricare acqua di falda e quali limiti di temperatura valgono per la restituzione. Poi passiamo al preventivo e al confronto con la pompa di calore aria acqua.
Punti chiave
- Lo scarico diretto in falda è vietato, salvo deroga rilasciata dopo indagine preventiva per le acque degli impianti di scambio termico (art. 104 D.Lgs. 152/2006).
- Pozzi fino a 400 metri e potenze sotto i 2 MW termici sono "piccole utilizzazioni locali", concesse dalla Regione secondo il R.D. 1775/1933.
- In Città metropolitana di Milano l'acqua restituita non può superare di oltre 5 °C la temperatura media della falda, con un tetto di norma a 21 °C.
- Un impianto open loop richiede sempre un punto di presa e un punto di resa, ciascuno con il proprio iter autorizzativo.
- Ferro disciolto e intasamento del pozzo di resa sono i guasti tipici: l'analisi chimica va fatta prima del preventivo, non dopo.
Cos'è una pompa di calore acqua acqua a circuito aperto?
Una pompa di calore acqua acqua open loop usa come sorgente l'acqua di falda prelevata da un pozzo. Dopo lo scambio la restituisce in falda o in un corpo idrico superficiale. ARPAE la distingue dalle sonde geotermiche a circuito chiuso, che non prelevano acqua e sono soggette a meno prescrizioni autorizzative (ARPAE Emilia-Romagna, 2020).
Il confine con la geotermia classica conta, perché cambia l'iter. Le sonde a circuito chiuso hanno un decreto nazionale dedicato dal 30 settembre 2022, mentre l'open loop resta regolato in modo diverso da regione a regione (Acque Sotterranee, 2024). Se il progetto prevede sonde verticali con fluido in circuito chiuso, il riferimento è la nostra guida alla pompa di calore geotermica. Lì trovate perforazione, dimensionamento delle sonde e incentivi. Qui ci occupiamo solo del ciclo aperto con acqua di falda, cioè pozzo di presa, pozzo di resa e relative autorizzazioni.
Il vantaggio tecnico è la temperatura stabile della sorgente. Il documento della Città metropolitana di Milano indica una temperatura naturale degli acquiferi di 11 ± 1 °C nell'area studiata (Città metropolitana di Milano, 2018). Una sorgente a 10 o 12 °C tutto l'anno consente COP più alti dell'aria esterna d'inverno. Vale però solo se il pozzo eroga la portata di progetto con continuità.
Quali autorizzazioni servono per una pompa di calore ad acqua di falda?
Servono due titoli distinti: la concessione di derivazione per prelevare acqua pubblica e l'autorizzazione allo scarico. Il D.Lgs. 22/2010 qualifica come piccole utilizzazioni locali gli impianti sotto i 2 MW termici con pozzi fino a 400 metri, concessi dalla Regione con le modalità del R.D. 1775/1933 (Regione Lombardia, 2024).
Il secondo titolo nasce dall'articolo 104 del Codice dell'ambiente. Il comma 1 vieta lo scarico diretto nelle acque sotterranee e nel sottosuolo. Il comma 2 introduce la deroga. Dopo indagine preventiva, l'autorità competente può autorizzare lo scarico nella stessa falda delle acque usate per scopi geotermici, comprese quelle degli impianti di scambio termico (Brocardi, testo vigente, 2026).
La competenza amministrativa è regionale o delegata. In Lombardia le piccole derivazioni sono gestite da Province e Città metropolitana, mentre le grandi derivazioni restano alla Regione (Regione Lombardia, 2024). In Emilia-Romagna l'autorizzazione è istruita da ARPAE. Prima di firmare un contratto conviene quindi chiamare l'ufficio risorse idriche competente e farsi indicare modulistica, tempi e oneri istruttori.
Un dettaglio che rallenta molti cantieri: gli impianti sotto 1 MW termico sono esclusi dalle procedure regionali di verifica di assoggettabilità ambientale (Regione Lombardia, 2024). Per un'abitazione o un piccolo condominio la VIA non entra in gioco, ma concessione e scarico restano obbligatori. La dichiarazione di conformità, il libretto di impianto e il catasto impianti termici completano il fascicolo.
L'iter in Lombardia, il mercato più maturo
La Lombardia è il riferimento pratico perché concentra la maggior parte degli impianti open loop italiani. Nel 2023 la Città metropolitana di Milano contava 844 utenze per scambio termico, di cui 409 nel solo capoluogo. La portata concessa era di 9.148,88 litri al secondo (Regione Lombardia, 2024).
Il quadro regionale combina più norme. Il Regolamento regionale 2/2006 elenca tra gli usi delle acque sotterranee il "recupero energetico mediante scambio termico in impianti a pompa di calore", mentre la D.G.R. X/6203 dell'8 febbraio 2017 fissa i contenuti delle indagini preventive per lo scarico in falda (Acque Sotterranee, 2024). La stessa delibera ammette prelievo e reimmissione solo se interessano unicamente le acque di prima falda, e prevede un'unica relazione a corredo delle istanze per presa, resa e scarico.
Per la restituzione in falda la Regione richiede sia la concessione del pozzo di resa sia l'autorizzazione allo scarico in deroga all'art. 104, con le verifiche della D.G.R. 6203/2017. La stessa presentazione indica che la restituzione dovrebbe preferibilmente avvenire in corpi idrici superficiali separati dalle fognature (Regione Lombardia, 2024). Il progetto va impostato fin dall'inizio su uno dei due recapiti.
Il documento della Città metropolitana distingue poi due categorie in base alla portata media emunta. La categoria I arriva a 5 l/s, la categoria II li supera. Solo per la categoria II sono previsti campionamenti più estesi (Città metropolitana di Milano, 2018). Una villetta ricade quasi sempre nella prima, un edificio terziario spesso nella seconda.
Scarico in falda della pompa di calore: i limiti di temperatura
Nella Città metropolitana di Milano l'acqua reimmessa non può superare di oltre 5 °C la temperatura media annua della falda e, di norma, non può superare 21 °C. Il tetto sale a 23 °C solo per falde molto superficiali influenzate dalla temperatura atmosferica (Città metropolitana di Milano, 2018).
Questi limiti pesano soprattutto in raffrescamento estivo, quando la pompa cede calore alla falda. Un impianto dimensionato solo sul carico invernale può trovarsi d'estate con un salto termico troppo alto e dover ridurre la potenza. Il valore va verificato in un punto a valle della macchina e prima della reimmissione, come richiede lo stesso documento.
Altre regioni usano soglie diverse. Il documento milanese riporta che in Emilia-Romagna è considerata ammissibile una variazione massima di 6 °C (Città metropolitana di Milano, 2018). Per questo i valori non vanno copiati da un progetto all'altro: si leggono nell'autorizzazione rilasciata per quel pozzo.
Sul recapito i dati milanesi sono chiari. L'87% degli scarichi censiti avviene tramite pozzo di resa nella stessa falda, il restante 13% in corpo idrico superficiale (Città metropolitana di Milano, 2018). Lo scarico in fognatura non è la strada da proporre al cliente.
Analisi dell'acqua e pozzi da verificare prima del preventivo
Prima di quotare l'impianto servono una relazione idrogeologica, la portata di prova del pozzo e un'analisi chimica dell'acqua. ARPAE segnala che i pozzi di reimmissione sono spesso soggetti a intasamento da materiale in sospensione, crescita batterica, bolle di gas o precipitazione di sali ricchi di ferro (ARPAE Emilia-Romagna, 2020).
Nei cantieri open loop il guasto ricorrente non riguarda la pompa di calore. Riguarda il pozzo di resa, che dopo qualche stagione non assorbe più la portata di progetto. Per questo molti progettisti inseriscono uno scambiatore intermedio a piastre smontabile tra acqua di falda e macchina. Così l'evaporatore non lavora a contatto con un'acqua potenzialmente aggressiva.
L'indagine preventiva per lo scarico richiede comunque dati chimici. Il documento milanese elenca tra i parametri da verificare, per gli impianti più grandi, Escherichia coli, Legionella, solventi organoalogenati, cromo esavalente, pH, temperatura, conducibilità e TOC (Città metropolitana di Milano, 2018). Un'analisi di base su ferro, manganese, durezza e solidi sospesi è il minimo anche per una villetta.
Ultimo punto: la distanza tra presa e resa. Se i due pozzi sono troppo vicini, il plume termico della restituzione torna verso la presa e il COP cala anno dopo anno. ARPAE cita il calcolo del plume termico tra i contenuti minimi della documentazione tecnica (ARPAE Emilia-Romagna, 2020).
Quanto costa una pompa di calore acqua acqua?
Una pompa di calore acqua acqua costa in genere il 15-30% in più di un'equivalente aria acqua e può superare i 6.000 euro. Il sovrapprezzo nasce dal pozzo e dal sistema di aspirazione (Luce-Gas.it, 2026). Il budget totale dipende soprattutto da pozzi e pratiche, non dal generatore.
Non esistono listini ufficiali per l'insieme dei lavori, quindi il preventivo va scomposto per voce. Questa è la struttura che conviene presentare al cliente, con i fattori che spostano davvero il prezzo:
- Macchina acqua acqua: generatore e regolazione; varia con potenza e modulazione inverter.
- Pozzo di presa: perforazione, tubazione, filtri e pompa sommersa; varia con profondità della falda e geologia.
- Pozzo di resa o scarico superficiale: secondo pozzo oppure condotta verso il corpo idrico; varia con capacità di assorbimento del terreno.
- Scambiatore intermedio e filtrazione: piastre smontabili e defangatore; varia con la qualità chimica dell'acqua.
- Studi e pratiche: relazione idrogeologica, prova di portata, analisi, concessione e autorizzazione allo scarico; varia con regione e categoria di impianto.
- Gestione: canone di concessione, monitoraggi periodici e manutenzione del pozzo di resa; varia con le prescrizioni dell'autorizzazione.
La voce "Gestione" è quella che il cliente dimentica. Inserirla nel preventivo come costo annuo stimato, indicando chi la sostiene, evita contestazioni dopo il primo anno. Per la potenza del generatore vale il metodo della nostra guida al dimensionamento della pompa di calore. Cambia solo la sorgente, a temperatura quasi costante.
Pompa di calore open loop o aria acqua: quando conviene?
La pompa di calore open loop conviene con una falda superficiale di buona portata e un iter locale collaudato. Aiuta anche un edificio con carichi importanti in raffrescamento. Per una casa singola senza falda accessibile, una aria acqua resta quasi sempre più rapida e meno costosa da autorizzare (Luce-Gas.it, 2026).
Il confronto operativo, per come lo presentiamo in fase commerciale, si riassume così:
- Sorgente: acqua di falda a circa 10-12 °C nell'area milanese contro aria esterna variabile con la stagione.
- Titoli: concessione di derivazione e autorizzazione allo scarico contro nessun titolo idrico per l'aria acqua.
- Tempi: dipendono dall'istruttoria dell'ente competente contro tempi legati solo a fornitura e posa.
- Rischi tipici: intasamento del pozzo di resa e precipitati di ferro contro rumore dell'unità esterna e sbrinamento.
- Gestione: canone e monitoraggi da autorizzazione contro manutenzione ordinaria della macchina.
La crescita lombarda dimostra che il modello funziona dove gli uffici hanno esperienza. Le portate concesse per scambio termico sono salite da circa 723 l/s nel 2010 a 13.768 l/s nel 2023 (Regione Lombardia, 2024). Altrove conviene verificare con l'ente quante pratiche simili ha già istruito prima di promettere una data.
Domande frequenti
Serve un'autorizzazione per lo scarico in falda di una pompa di calore?
Sì. L'art. 104 del D.Lgs. 152/2006 vieta lo scarico diretto in falda e ammette una deroga solo dopo indagine preventiva per le acque degli impianti di scambio termico. Per il prelievo serve anche una concessione di derivazione, rilasciata dalla Regione o dall'ente delegato, come Provincia o Città metropolitana.
Quanto costa una pompa di calore acqua acqua rispetto a una aria acqua?
Le stime di mercato indicano un costo superiore del 15-30% rispetto a una aria acqua, con macchine che possono superare i 6.000 euro. Il totale dipende però soprattutto da pozzo di presa, pozzo di resa, studi idrogeologici e oneri autorizzativi, che vanno quotati voce per voce nel preventivo.
Qual è la temperatura massima dell'acqua restituita in falda?
Nella Città metropolitana di Milano l'acqua reimmessa non può superare di oltre 5 °C la temperatura media della falda e, di norma, deve restare sotto i 21 °C. Altre regioni applicano soglie diverse, per esempio 6 °C di variazione in Emilia-Romagna: il valore vincolante è quello scritto nell'autorizzazione.
Quanti pozzi servono per una pompa di calore acqua acqua?
Servono almeno due punti: un pozzo di presa e un punto di resa, che può essere un secondo pozzo o un corpo idrico superficiale. La delibera lombarda 6203/2017 lo dice in modo esplicito. Nell'area milanese molti impianti funzionano con uno o due pozzi di resa, ma il numero dipende da portata e permeabilità del terreno.
Che differenza c'è tra pompa di calore open loop e geotermica a sonde?
L'open loop preleva e restituisce acqua di falda, quindi richiede concessione di derivazione e autorizzazione allo scarico. Le sonde geotermiche fanno circolare un fluido in circuito chiuso senza prelevare acqua. Secondo ARPAE sono soggette a meno prescrizioni autorizzative e richiedono meno manutenzione nel tempo.
Prossimi passi per l'installatore
Un impianto acqua acqua si vende bene quando il cliente vede subito che pozzi, pratiche e gestione sono già nel preventivo. Partite dalla verifica della falda con l'ufficio risorse idriche, fate eseguire analisi e prova di portata, poi dimensionate la macchina. Se gestite preventivi complessi con molte voci tecniche, uno strumento come Reonic aiuta a tenere in ordine progetto, documenti e offerta in un unico flusso.






