Dal 4 febbraio 2026 il Decreto Legislativo 5/2026 ha cambiato la regola più importante per chi installa pompe di calore in Italia: l'accesso agli incentivi non si valuta più sul COP, ma sullo SCOP, con una soglia minima di 2,825 per le pompe aria-acqua. Per un installatore questo non è un dettaglio da manuale tecnico, è la differenza tra una pratica che passa e una che il GSE respinge.
Capire la differenza tra COP e SCOP, sapere quali soglie si applicano alla propria zona climatica e quale documentazione serve per dimostrarle è ormai indispensabile prima di proporre un intervento incentivato. Chi continua a ragionare solo in termini di COP nominale rischia di scoprire il problema quando la pratica è già stata presentata, con settimane di ritardo da recuperare.
Punti chiave
- Dal 4 febbraio 2026 gli incentivi si basano su SCOP e ηs%, non più sul solo COP nominale.
- Per le pompe di calore aria-acqua il Decreto 5/2026 richiede ηs% almeno 110% e SCOP almeno 2,825.
- Il Regolamento ErP divide l'Europa in tre zone climatiche (Average, Warmer, Colder) con soglie SCOP diverse.
- Nel Conto Termico 3.0 l'importo dell'incentivo dipende dallo SCOP dichiarato, non solo dalla potenza installata.
- Il mercato italiano delle pompe di calore è cresciuto dell'8,5% nel 2025, ma il segmento sotto i 10 kW è in calo.
Cos'è il COP di una pompa di calore?
Il COP, coefficiente di prestazione, indica il rapporto tra il calore prodotto e l'energia elettrica consumata in un preciso punto di funzionamento (Bosch Home Comfort, 2026). Un COP di 5 significa che la macchina restituisce 5 kW di calore per ogni kW elettrico assorbito, ma solo in quelle condizioni di prova.
Il limite del COP è proprio questo: è un valore puntuale, misurato a una temperatura esterna e una temperatura di mandata fisse in laboratorio. Non racconta come si comporta la pompa di calore in un pomeriggio di gennaio a 2 gradi né in una mezza stagione mite, che sono le condizioni reali in cui l'impianto lavora per la maggior parte dell'anno.
Come si calcola il COP e da cosa dipende?
Il COP nominale riportato in etichetta si riferisce a una configurazione standard di temperatura esterna e temperatura dell'acqua in mandata, definita dalle norme di prova (HVAC Italia, 2026). Cambiando questi due parametri il valore cambia in modo significativo.
Una pompa aria-acqua che dichiara COP 4,5 a 7 gradi esterni con mandata a 35 gradi può scendere sensibilmente se la temperatura di mandata sale a 55 gradi per servire radiatori esistenti invece di un pavimento radiante. Chi dimensiona un intervento su un impianto con emettitori non ottimizzati dovrebbe sempre chiedere al produttore i valori COP alle condizioni di lavoro reali del cantiere, non fermarsi al dato di targa più favorevole.
In un sopralluogo tipico su una villetta con radiatori in ghisa non sostituiti, la differenza tra il COP dichiarato a 35 gradi di mandata e quello reale a 55 gradi può facilmente superare un punto intero, e questo si traduce in bollette più alte di quanto il cliente si aspettava dal preventivo iniziale. Segnalare questa differenza prima della firma, magari proponendo una verifica dei radiatori esistenti o un intervento sul dimensionamento degli emettitori, evita contestazioni a distanza di qualche mese dall'accensione dell'impianto.
Cos'è il SCOP e perché conta di più del COP?
Lo SCOP, coefficiente di prestazione stagionale, misura l'efficienza media della pompa di calore su un'intera stagione di riscaldamento, includendo il funzionamento a carico parziale e le variazioni di temperatura esterna (GSE, 2026). È un dato molto più vicino a quello che il cliente vedrà davvero in bolletta.
Il parametro ufficiale definito dal Regolamento ErP per la classe energetica è infatti ηs%, l'efficienza energetica stagionale di riscaldamento, calcolata proprio a partire dal SCOP e dalla tipologia di pompa di calore installata (Thermital, 2026). Per questo motivo dal 2026 anche gli incentivi statali hanno smesso di guardare al COP e si sono spostati su questo indicatore.
Le tre zone climatiche ErP e le soglie SCOP richieste
La norma UNI EN 14825 divide l'Europa in tre zone climatiche di riferimento: Average (clima medio, rappresentato da Strasburgo), Warmer (clima caldo, Atene) e Colder (clima freddo, Helsinki), ciascuna con una soglia SCOP minima diversa per la stessa classe energetica.
Il Regolamento ErP fissa uno SCOP minimo di 2,5 in zona Colder, 3,5 in zona Average e 4,0 in zona Warmer per raggiungere gli standard richiesti (HVAC Italia, 2026). La gran parte del territorio italiano rientra nella zona Average, ma un installatore che lavora tra pianura padana e arco alpino deve verificare quale zona climatica il produttore ha usato per certificare la macchina, perché lo stesso modello può avere SCOP diversi in scheda tecnica secondo la zona dichiarata.
| Zona climatica ErP | Città di riferimento | SCOP minimo richiesto |
| Colder | Helsinki | 2,5 |
| Average | Strasburgo | 3,5 |
| Warmer | Atene | 4,0 |
SCOP minimo 2,825: il nuovo requisito del Decreto 5/2026
Il Decreto Legislativo 5/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 gennaio 2026 ed entrato in vigore il 4 febbraio, riscrive l'allegato IV del Decreto Legislativo 199/2021 e introduce per le pompe di calore aria-acqua una soglia ηs% pari o superiore al 110% e uno SCOP pari o superiore a 2,825 (Sester, 2026).
Questa soglia esclude automaticamente le macchine di fascia bassa, i climatizzatori convertiti a pompa di calore e in generale gli apparecchi non progettati per un funzionamento continuo nel clima italiano. Il decreto introduce anche l'obbligo di valvole termostatiche a bassa inerzia termica e regole più severe per i sistemi ibridi, per cui senza questi requisiti la certificazione tecnica non è valida e l'accesso a detrazioni fiscali e Conto Termico decade.
Per i sistemi ibridi, che abbinano pompa di calore e caldaia a condensazione, il decreto chiede una gestione integrata capace di privilegiare il funzionamento della pompa di calore nelle condizioni in cui il suo rendimento è più favorevole, lasciando alla caldaia solo i picchi di domanda termica più gravosi. Un installatore che propone un sistema ibrido senza verificare che la logica di controllo rispetti questo criterio rischia di vedersi respingere la certificazione anche con componenti singolarmente conformi. Vale la pena chiedere al produttore una dichiarazione esplicita su questo punto prima di scegliere la centralina di gestione, soprattutto per gli interventi su edifici esistenti dove il sistema ibrido è spesso la soluzione più praticabile senza rifare l'impianto di distribuzione.
Come cambia il calcolo dell'incentivo nel Conto Termico 3.0?
Nel Conto Termico 3.0 l'importo dell'incentivo dipende dalle caratteristiche tecniche dell'impianto in termini di producibilità e di prestazione stagionale, quindi dallo SCOP o dallo SPER dichiarato, non solo dalla potenza nominale installata (BibLus, 2026).
Il calcolo tiene conto della potenza termica del generatore alle condizioni standard di riferimento e di coefficienti di utilizzo che variano secondo la zona climatica in cui si trova l'edificio, in modo analogo a quanto avviene per la classificazione ErP. Un installatore che compila la pratica senza inserire correttamente lo SCOP dichiarato dal produttore rischia un importo di incentivo calcolato al ribasso, anche quando l'impianto installato è tecnicamente corretto.
Quale documentazione tecnica richiede il GSE all'installatore?
Per gli interventi non presenti nel Catalogo e per quelli con incentivo fino a 3.500 euro, il soggetto responsabile deve conservare la certificazione del produttore e la scheda tecnica del generatore che attesti il rispetto dei requisiti minimi previsti dal decreto (BibLus, 2026).
I parametri Prated, SCOP ed ηs vanno letti direttamente dalla scheda tecnica ErP del produttore, con attenzione a quale temperatura di mandata, W35 o W55, sia stata usata per la certificazione e a eventuali fattori di conversione applicati. Conservare questa documentazione insieme al Modello Unico e allo schema dell'impianto evita richieste di integrazione che allungano i tempi di erogazione dell'incentivo.
Errori comuni da evitare nel dichiarare COP e SCOP
L'errore più frequente resta confondere il COP nominale, misurato in un solo punto di funzionamento, con lo SCOP stagionale richiesto dal 2026 per gli incentivi. Un cliente che vede un COP alto sulla brochure commerciale spesso non capisce perché la pratica GSE richieda un dato diverso, ed è compito dell'installatore spiegare questa differenza prima di firmare il contratto, non dopo.
Un secondo errore riguarda la zona climatica ErP usata dal produttore per certificare la macchina: se la scheda tecnica riporta lo SCOP calcolato per la zona Warmer e l'impianto si trova in una zona più fredda, il valore reale in esercizio sarà inferiore a quello dichiarato. Un terzo rischio, più concreto per chi lavora su ristrutturazioni, è ignorare l'obbligo delle valvole termostatiche a bassa inerzia introdotto dal Decreto 5/2026, che se assente può far decadere l'intera certificazione tecnica indipendentemente dallo SCOP della macchina.
Cosa significa per il mercato delle pompe di calore in Italia
Nel 2025 il fatturato italiano dei componenti per la climatizzazione ha raggiunto 2.921 milioni di euro, in crescita dell'8,5% rispetto all'anno precedente, con la produzione nazionale salita del 6,4% a 1.279 milioni di euro (Assoclima, 2026).
Il quadro non è uniforme: mentre i sistemi a espansione diretta crescono a doppia cifra, con monosplit a +16% a volume e +12% a valore e multisplit a +15% a volume e +13% a valore, le pompe di calore sotto i 10 kW registrano un calo del 4,4% a volume e del 4,5% a valore, e la fascia 11-17 kW scende del 3,1% a volume e del 5,4% a valore (Elettrico Magazine, 2026). I sistemi VRF, più diffusi nel commerciale e nel terziario, crescono invece del 12% a volume e del 10% a valore, segno che la frenata riguarda soprattutto il segmento residenziale di piccola taglia.
Sul campo, questa frenata nel residenziale piccolo coincide spesso con clienti che rimandano la sostituzione della caldaia proprio perché non hanno ancora capito cosa cambia con i nuovi requisiti SCOP, un problema che un preventivo chiaro sulla differenza COP-SCOP aiuta a risolvere prima che il cliente si rivolga altrove. In pratica, chi riesce a spiegare in modo semplice perché un dato SCOP più basso su una scheda tecnica non significa necessariamente una macchina peggiore, ma magari solo una certificazione fatta su una zona climatica diversa, chiude la trattativa con meno attriti rispetto a chi si limita a citare il numero sulla brochure.
Per chi gestisce più cantieri in parallelo, tenere traccia di quale scheda tecnica ErP è stata usata per ciascun impianto, con quale zona climatica e quale SCOP dichiarato, in un gestionale come Reonic evita di scoprire a pratica già inviata che un valore non corrisponde ai requisiti minimi del 2026. Chi valuta anche un impianto fotovoltaico abbinato trova spesso più margine per giustificare l'investimento al cliente. Per il resto della documentazione tecnica, le nostre guide al dimensionamento della pompa di calore, alla potenza termica delle pompe di calore, al Conto Termico 3.0, alla pompa di calore ibrida e al patentino F-Gas coprono gli altri passaggi della pratica.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra COP e SCOP di una pompa di calore?
Il COP misura l'efficienza in un solo punto di funzionamento, a una temperatura esterna e di mandata fisse definite in laboratorio. Lo SCOP misura l'efficienza media su un'intera stagione di riscaldamento, tenendo conto del funzionamento a carico parziale e delle variazioni di temperatura reali. Dal 2026 gli incentivi si basano sullo SCOP, non sul COP.
Qual è lo SCOP minimo richiesto dal Decreto 5/2026?
Per le pompe di calore aria-acqua il decreto richiede uno SCOP pari o superiore a 2,825 e un'efficienza energetica stagionale ηs% pari o superiore al 110%. Le macchine che non raggiungono queste soglie non possono accedere a detrazioni fiscali e Conto Termico 3.0, anche se tecnicamente funzionanti.
Come influisce la zona climatica ErP sullo SCOP dichiarato?
Lo stesso modello di pompa di calore può avere SCOP diversi secondo la zona climatica usata per la certificazione: 2,5 minimo in zona Colder, 3,5 in zona Average, 4,0 in zona Warmer. Un valore SCOP alto calcolato per una zona più calda non è affidabile se l'impianto si trova in una zona più fredda.
Cosa deve conservare l'installatore per dimostrare lo SCOP al GSE?
Per interventi con incentivo fino a 3.500 euro il soggetto responsabile deve conservare la certificazione del produttore e la scheda tecnica ErP del generatore, con i parametri Prated, SCOP ed ηs alle condizioni dichiarate. Questa documentazione va allegata insieme al Modello Unico.
Il mercato italiano delle pompe di calore sta crescendo nel 2025?
Sì nel complesso, con un fatturato della climatizzazione a 2.921 milioni di euro e una crescita dell'8,5%. Il segmento delle pompe di calore sotto i 10 kW è però in calo del 4,4% a volume, un dato che riflette anche l'incertezza dei clienti sui nuovi requisiti SCOP introdotti dal 2026.






