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Defangatore: Quando è Obbligatorio, Dove Va Messo e Come Dimensionarlo (2026)

Guida per installatori al defangatore negli impianti a pompa di calore: obbligo UNI 8065 con il nuovo decreto requisiti minimi, posizione sul ritorno, scelta tra modelli magnetici e dimensionamento con Kv e portata.

Il defangatore separa fanghi, sabbia e magnetite dall'acqua dell'impianto prima che arrivino al generatore. Dal 3 giugno 2026 il nuovo decreto requisiti minimi conferma che il condizionamento chimico è sempre obbligatorio negli impianti di climatizzazione invernale, "ferma restando l'applicazione della norma tecnica UNI 8065" (Gazzetta Ufficiale n. 283, DM 28 ottobre 2025, 2025). Per chi installa pompe di calore, la qualità dell'acqua fa parte del progetto.

Questa guida è scritta per l'installatore. Vediamo quando il defangatore è richiesto, dove va messo, come sceglierlo in base al DN e alla portata e ogni quanto pulirlo. Chiudiamo con gli errori che vediamo più spesso nei cantieri di sostituzione caldaia. La separazione idraulica resta fuori: è un altro componente, con un'altra funzione.

Punti chiave

  • Il DM 28 ottobre 2025, in vigore dal 3 giugno 2026, conferma il condizionamento chimico obbligatorio e richiama la UNI 8065.
  • Il filtro defangatore va sul ritorno, a monte del generatore, con lo scarico verso il basso e accessibile.
  • Davanti a una pompa di calore conviene un filtro defangatore magnetico con maglia, ad esempio con separazione fino a 5 µm e rete da 160 µm.
  • Si dimensiona sulla portata di progetto e sul Kv del dispositivo, non solo sul diametro del tubo.
  • Nei primi mesi dopo l'avvio va pulito più spesso, poi basta il controllo annuale registrato sul libretto.

Che cos'è un defangatore e in cosa si distingue dal separatore idraulico?

Un defangatore è un dispositivo del circuito chiuso che rallenta l'acqua e fa decantare le impurità in una camera di raccolta scaricabile. Le particelle urtano un elemento interno e scendono per gravità. Se il flusso nel corpo è troppo veloce la decantazione perde efficacia, per questo contano la portata e la scelta della misura.

Diversi valori pratici di questa guida vengono dalla documentazione tecnica di un solo costruttore, Caleffi, e li riportiamo qui tutti insieme. Nel dispositivo il flusso deve restare sotto 1,2 m/s, con montaggio verticale sul ritorno, a monte del generatore, e spazio libero sotto lo scarico (DirtMag, 2015). Negli schemi riferiti alla UNI 8065, che elenca la defangazione tra i trattamenti fisici, il filtro defangatore sta sul ritorno e il disaeratore sulla mandata (trattamento dell'acqua e UNI 8065, 2020).

Il filtro XF separa particelle fino a 5 µm, ha una rete da 160 µm e un Kv di 10,3 m³/h (3/4") o 10,7 m³/h (1"). Va usato al 100% di filtrazione all'avvio e poi con by-pass aperto, e per le caldaie la garanzia richiede un filtro fin dalla messa in servizio (scheda XF 01391, 2023). Sono dati di un singolo prodotto, in parte non recenti: per il dispositivo che installi, e per la garanzia del generatore, fanno fede la scheda tecnica e il manuale del tuo costruttore.

Il confine con gli altri componenti va chiarito subito, perché nei preventivi si fa confusione. Il separatore idraulico disaccoppia primario e secondario e non nasce per trattenere lo sporco. Il puffer aggiunge volume e stabilizza i cicli del compressore. Il vaso di espansione assorbe le variazioni di volume. Il defangatore fa una cosa sola: tiene pulita l'acqua che torna al generatore.

Il defangatore magnetico aggiunge uno o più magneti, di solito estraibili dall'esterno, per catturare le particelle ferrose. La magnetite nasce dalla corrosione di tubi in acciaio e radiatori in ghisa. È il contaminante tipico degli impianti degli anni Settanta e Ottanta che oggi passano alla pompa di calore.

Il defangatore è obbligatorio nel 2026?

La legge non nomina il defangatore come singolo componente, ma lo rende di fatto necessario. Il DM 28 ottobre 2025 aggiorna il DM 26 giugno 2015, è in vigore dal 3 giugno 2026 e impone il condizionamento chimico nel rispetto della UNI 8065 (Ingenio, 2026). La norma tecnica fa il resto.

La UNI 8065:2019 elenca filtrazione e defangazione tra i trattamenti fisici dell'acqua, insieme a disaerazione e addolcimento. Negli schemi applicativi riferiti alla norma, citati sopra, il filtro defangatore compare sulla linea di ritorno del riscaldamento, il disaeratore sulla mandata e il condizionante protegge tutto il circuito.

Il secondo motivo è la garanzia. Alcuni costruttori legano la garanzia del generatore alla presenza di un filtro fin dalla messa in servizio, come visto sopra per le caldaie. Per le pompe di calore verifica la regola sul manuale del costruttore e conservala con la documentazione di collaudo.

Un dettaglio per gli impianti grandi. Il DM 2015 imponeva l'addolcimento sopra i 100 kW con durezza oltre 15 °f. Nel nuovo Allegato 1, che abbiamo letto da una copia regionale del decreto e non dalla Gazzetta Ufficiale, non abbiamo trovato la stessa soglia. Questa indicazione potrebbe quindi non essere ufficiale né definitiva: verifica il testo pubblicato in Gazzetta e chiedi al progettista cosa richiede la UNI 8065 nel caso specifico.

Dove va messo il defangatore?

Il defangatore va sulla tubazione di ritorno, subito a monte del generatore. Così intercetta lo sporco prima che raggiunga scambiatore e circolatore. Molti modelli richiedono il montaggio verticale, per non compromettere la decantazione, e uno spazio libero sotto il corpo per lo scarico: controlla la posizione ammessa nella scheda del tuo prodotto.

Con una pompa di calore monoblocco il punto giusto è dentro l'edificio, sul ritorno, prima del passaggio a parete. All'esterno il filtro è esposto al gelo e la pulizia invernale diventa scomoda, quindi spesso salta. Con le split e il modulo idronico interno, il filtro va sul ritorno al modulo, prima della valvola deviatrice per l'acqua sanitaria.

Se in centrale c'è un separatore o un puffer a quattro attacchi, il defangatore va sul ritorno lato generatore. In questo modo protegge lo scambiatore a piastre anche quando il secondario è sporco. Rispetta sempre il senso di flusso indicato dalla freccia sul corpo.

Le valvole di intercettazione a monte e a valle non servono per la pulizia ordinaria di molti modelli. Diventano necessarie se vuoi usare il defangatore come punto di dosaggio degli additivi chimici.

Defangatore magnetico, filtro a Y e filtro defangatore a confronto

Per una pompa di calore la scelta più solida è un filtro defangatore magnetico con maglia. La decantazione lavora sulle particelle fini dopo alcuni ricircoli, la rete trattiene i residui grandi dal primo passaggio. Separazione e maglia cambiano da prodotto a prodotto: l'esempio citato sopra arriva a 5 µm con una rete da 160 µm.

Il confronto tra le soluzioni più comuni:

  • Filtro a Y: solo rete meccanica; ferma i residui grossi ma si intasa in fretta e alza la perdita di carico.
  • Defangatore non magnetico: decantazione e collisione; buono su sabbia e residui pesanti, meno efficace sulla magnetite fine.
  • Defangatore magnetico: decantazione più magnete; cattura anche la magnetite fine, scelta tipica nei retrofit con radiatori in acciaio o ghisa.
  • Filtro defangatore magnetico con maglia: decantazione, magnete e rete; protegge dal primo avvio e nel tempo, da preferire davanti agli scambiatori a piastre.

Un magnete più forte non basta a fare un prodotto migliore. Contano geometria interna, distanza tra magnete e flusso, portata ammessa e facilità di pulizia (Edilizia.com, 2026). Prima di scegliere, chiedi la scheda tecnica con curve idrauliche e Kv.

Come si dimensiona un defangatore in base al DN e alla portata

Si parte dalla portata di progetto e dal Kv del dispositivo, poi si verifica la perdita di carico con Δp = (G/Kv)². G è la portata in m³/h, Δp risulta in bar. Il Kv si legge sulla scheda tecnica: negli esempi qui sotto usiamo i 10,7 m³/h della misura 1" del filtro citato sopra.

La portata si ricava da G = P / (1,163 × ΔT), con P in kW e ΔT in kelvin. Le pompe di calore lavorano spesso con ΔT di 5 K, quindi le portate sono più alte che con una caldaia. Esempi calcolati con il Kv della misura 1":

  • 6 kW, ΔT 5 K: portata circa 1,03 m³/h; Δp del filtro circa 0,9 kPa.
  • 8 kW, ΔT 5 K: portata circa 1,38 m³/h; Δp circa 1,7 kPa.
  • 12 kW, ΔT 5 K: portata circa 2,06 m³/h; Δp circa 3,7 kPa.
  • 16 kW, ΔT 5 K: portata circa 2,75 m³/h; Δp circa 6,6 kPa; valuta la misura superiore o un modello con by-pass.

Somma queste perdite a quelle del primario e confrontale con la prevalenza residua del circolatore della pompa di calore. Con un margine stretto, un filtro sottodimensionato può far scattare il flussostato. Può anche portare la portata sotto il minimo richiesto dal costruttore.

La regola pratica è semplice: mai sotto il DN della tubazione di ritorno. Sopra 1 1/4" valuta modelli con by-pass regolabile. Dove il by-pass c'è, di solito si filtra al 100% durante l'avvio e le prime settimane, poi lo si apre per aumentare il Kv: segui le istruzioni del costruttore.

Perché la pompa di calore è più sensibile della caldaia allo sporco?

La pompa di calore lavora con salti termici bassi, portate alte e scambiatori a piastre con passaggi stretti. Basta un leggero intasamento per ridurre la resa e far scattare gli allarmi di portata. In Italia ci sono circa 22 milioni di pompe di calore elettriche, di cui 3,4 milioni usate come riscaldamento principale (Assoclima per ARERA, 2026).

Molte installazioni sostituiscono caldaie su impianti esistenti. Le reti degli anni Settanta e Ottanta, con tubi in ferro e radiatori in acciaio o ghisa, contengono fanghiglia e particelle ferrose che intaccano le parti sensibili dei nuovi generatori. Il lavaggio aiuta, ma la corrosione continua nel tempo.

C'è anche un motivo economico. Assoclima ricorda che il risparmio di una pompa di calore dura per tutta la vita utile, tra 15 e 20 anni (Assoclima per ARERA, 2026). Uno scambiatore intasato al terzo anno erode quel risparmio e genera interventi in garanzia. Sui retrofit con radiatori a bassa temperatura il defangatore è la protezione più economica del preventivo.

Come si pulisce il defangatore e ogni quanto?

La pulizia si fa a circolatore fermo. Si estrae il magnete, si apre lo scarico finché l'acqua esce chiara, si richiude e si ripristina la pressione. Sui modelli con spazzole interne la maglia si pulisce ruotando una manopola, con il gruppo di riempimento attivo: la procedura esatta è nel manuale del costruttore.

La frequenza dipende dallo stato dell'impianto. Sui retrofit, nella nostra esperienza, il primo scarico dopo poche settimane raccoglie la maggior parte dei residui. Spesso ne serve un secondo entro la prima stagione. Su un impianto stabile basta poi un controllo annuale durante la manutenzione ordinaria.

Annota sul libretto data, quantità e colore del residuo. Un accumulo continuo di magnetite segnala ingresso di ossigeno, rabbocchi frequenti o perdite. Il nuovo decreto impone, negli impianti nuovi oltre 35 kW, un contatore dell'acqua di reintegro con letture sul libretto (Gazzetta Ufficiale n. 283, 2025). Anche sotto soglia, i rabbocchi sono il miglior segnale d'allarme.

Dopo ogni pulizia ricontrolla la concentrazione del condizionante chimico. Ogni scarico porta via una parte di acqua trattata, e nei piccoli impianti la differenza si nota.

Gli errori di installazione più frequenti

Gli errori più comuni riguardano posizione e manutenzione, non il prodotto. Filtro sulla mandata, scarico inaccessibile, misura troppo piccola per la portata della pompa di calore. Il DM 28 ottobre 2025 richiama sempre la UNI 8065, quindi un impianto senza trattamento dell'acqua non è conforme (Gazzetta Ufficiale n. 283, 2025).

Gli errori che incontriamo più spesso nei sopralluoghi:

  1. Defangatore orizzontale quando il modello richiede la posizione verticale.
  2. Scarico rivolto verso l'alto o chiuso in un vano dove non entra una bacinella.
  3. Misura scelta sull'attacco della vecchia caldaia, più piccola del ritorno attuale.
  4. Filtro a Y come unica protezione su un impianto con radiatori in ghisa.
  5. Nessun lavaggio prima del collegamento, con il defangatore lasciato a fare tutto.
  6. Magnete mai estratto durante la pulizia, con la magnetite che resta sul pozzetto.

Quasi tutti si evitano con una checklist di collaudo. Bastano tre voci: foto del defangatore installato, portata misurata rispetto al minimo del costruttore, prima pulizia già fissata in agenda.

Come inserire il defangatore nel preventivo e nella manutenzione

Il defangatore va previsto già al sopralluogo, insieme a lavaggio, condizionante e misura della durezza dell'acqua. Sono voci collegate allo stesso obbligo di trattamento. Con il decreto in vigore dal 3 giugno 2026 (Ingenio, 2026), documentarle tutela anche l'installatore in caso di contestazioni.

Nel preventivo separa tre voci: filtro defangatore magnetico con posa, lavaggio dell'impianto esistente, condizionante protettivo. Il cliente capisce il valore di ciascuna e tu dimostri di aver applicato la norma. La prima pulizia può diventare un appuntamento programmato, utile per proporre un contratto di manutenzione.

Se gestisci sopralluoghi, preventivi e interventi in un unico flusso, uno strumento come Reonic aiuta a non perdere queste voci tra un cantiere e l'altro.

Domande frequenti sul defangatore

Il defangatore è obbligatorio per legge?

La legge non lo cita come componente singolo, ma il DM 28 ottobre 2025 impone il condizionamento chimico e l'applicazione della UNI 8065 in tutti gli impianti di climatizzazione invernale. La norma prevede la defangazione tra i trattamenti fisici e gli schemi applicativi la collocano sul ritorno. Alcuni costruttori legano poi la garanzia del generatore a un filtro installato dall'avvio.

Dove va messo il defangatore?

Va installato sulla tubazione di ritorno, subito a monte del generatore, così intercetta lo sporco prima dello scambiatore e del circolatore. Rispetta il senso di flusso indicato sul corpo, tieni lo scarico verso il basso e lascia spazio per una bacinella. Con una pompa di calore monoblocco installalo dentro l'edificio, non vicino all'unità esterna esposta al gelo.

Che differenza c'è tra defangatore magnetico e filtro defangatore?

Il defangatore magnetico separa le particelle per decantazione e cattura la magnetite con un magnete. Il filtro defangatore aggiunge una maglia che trattiene i residui più grandi già al primo passaggio. Davanti a una pompa di calore con scambiatore a piastre conviene la soluzione combinata, che protegge l'impianto al primo avvio e nel tempo.

Il defangatore sostituisce il lavaggio dell'impianto?

No. Il defangatore trattiene le impurità che circolano, ma su un impianto molto sporco si satura in fretta e non rimuove i depositi incollati a radiatori e tubi. Prima di collegare una pompa di calore a un impianto esistente esegui un lavaggio con prodotto dedicato. Poi carica acqua trattata con il condizionante e lascia al defangatore la protezione continua.

Ogni quanto va pulito il defangatore della pompa di calore?

Su un impianto nuovo o appena lavato basta di norma un controllo annuale durante la manutenzione ordinaria. Sui retrofit da caldaia la prima pulizia va fatta dopo poche settimane e spesso ne serve un'altra entro la prima stagione. Registra sul libretto data e quantità di residuo: un accumulo che non cala indica corrosione o rabbocchi da indagare.

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