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Fotovoltaico su Lamiera Grecata: Fissaggi, Carichi e Normativa 2026

Come si progetta e si fissa un impianto fotovoltaico su copertura in lamiera grecata o pannello sandwich: verifiche NTC 2018, resistenze allo strappo, tenuta all'acqua e sicurezza in quota.

Installare il fotovoltaico su lamiera grecata significa ancorare un impianto a una copertura sottile progettata per portare se stessa, neve e vento, non un campo solare. Il carico permanente di un impianto su copertura si colloca normalmente tra 0,1 e 0,15 kN/m² (Ingenio), un valore che di per sé raramente è critico, ma che cambia la categoria d'uso della copertura e quindi le verifiche dovute.

Il mercato spinge in questa direzione. A fine 2025 il segmento C&I rappresentava il 43% dei 43.513 MW fotovoltaici connessi in Italia, pari a 18.850 MW, anche se nel 2025 le connessioni C&I tra 20 kW e 1 MW sono scese a 1.744 MW dai 2.194 MW del 2024 (ITALIA SOLARE su dati Gaudì Terna, 2026). Il capannone con tetto in lamiera resta la superficie più disponibile del paese.

Key Takeaways

  • Aggiungere il fotovoltaico sposta la copertura dalla categoria d'uso H (sola manutenzione) alla categoria K (usi speciali, impianti) secondo le NTC 2018.
  • Lo spessore minimo consigliato della lamiera per il fissaggio diretto è 0,5-0,6 mm a seconda del sistema; sotto quel valore il modo di rottura governante è lo sfilamento della testa della vite.
  • Sui pannelli sandwich il fissaggio non va fatto sulla lamiera: la vite deve attraversare il pannello e ancorarsi alla sottostruttura in acciaio di almeno 1,5 mm.
  • Il carico neve al suolo varia da 0,60 kN/m² in Zona III a 1,50 kN/m² in Zona I, e la depressione del vento sui bordi sopravento è la verifica che dimensiona gli ancoraggi.
  • Le cadute dall'alto sono la prima modalità di infortunio con il 30,8% dei casi, e tetti e coperture sono l'agente materiale nel 25,9% delle cadute.

Quali verifiche strutturali servono prima di posare su lamiera grecata?

Il punto di partenza è la categoria d'uso. Le NTC 2018 classificano in Tabella 3.1.II le coperture accessibili per sola manutenzione come categoria H, con qk di 0,50 kN/m², Qk di 1,20 kN e Hk di 1,00 kN/m. Le coperture per usi speciali quali impianti rientrano in categoria K, da valutarsi caso per caso.

L'aggiunta del fotovoltaico compie esattamente questo passaggio da H a K, e per questo la verifica non è facoltativa anche quando il peso aggiunto sembra trascurabile (STTAN, Prontuario NTC 2018). Cambia la destinazione della copertura, non solo il suo carico.

Quanto all'obbligo di adeguamento, il paragrafo 8.4.1 lettera c) delle NTC 2018 lo impone quando le variazioni di destinazione d'uso comportano incrementi dei carichi globali verticali in fondazione superiori al 10%, valutati con la combinazione caratteristica sui soli carichi gravitazionali. Resta fermo in ogni caso l'obbligo di verifica locale delle singole parti o elementi della struttura, anche se interessano porzioni limitate della costruzione (LavoriPubblici.it, 2018). Un impianto da 0,15 kN/m² su un capannone difficilmente supera la soglia del 10% in fondazione, ma la verifica locale dell'arcareccio e della lamiera va fatta comunque.

Quanto pesa davvero un impianto su copertura metallica?

Il peso complessivo di moduli e struttura non zavorrata si colloca tra 15 e 30 kg/m², con guide e staffe che aggiungono da 3 a 8 kg per pannello; oltre i 15 kg/m² è raccomandata la verifica strutturale della copertura (Solare Industriale, 2025). La lamiera stessa pesa poco: un profilo SAND 35 in acciaio va da 4,69 a 11,25 kg/m² secondo lo spessore.

Il confronto fra questi numeri spiega dove sta il problema: un impianto complanare su grecata può pesare più della copertura che lo sostiene. Non è il peso assoluto a preoccupare, ma il rapporto tra carico aggiunto e capacità residua di un elemento sottile già dimensionato al limite per neve e vento.

Le tabelle di portata dei profili grecati sono calcolate secondo la EN 1993-1-3 per l'acciaio e la EN 1999-1-4 per l'alluminio, con limite di freccia pari a 1/200 della luce (Sandrini Metalli, 2024). Su capannoni degli anni Ottanta e Novanta sono spesso l'unico dato strutturale disponibile.

Carico neve e vento: i valori NTC 2018 da usare in verifica

Il carico neve al suolo per quote fino a 200 m vale 1,50 kN/m² in Zona I Alpina e Mediterranea, 1,00 kN/m² in Zona II e 0,60 kN/m² in Zona III. Il carico in copertura si ottiene come qs = μi · qsk · CE · Ct, con CE pari a 0,90 per siti battuti dai venti, 1,00 in condizioni normali e 1,10 per siti riparati (BibLus, 2023).

Per il vento, le NTC 2018 dividono il territorio in 9 zone con velocità base al livello del mare che va da 25 m/s (Nord-Ovest, Nord-Est ed Emilia-Romagna) a 31 m/s (isole minori e mare aperto), passando per 27 m/s al Centro-Sud e 28 m/s in Sicilia, Sardegna e Liguria.

La verifica che dimensiona gli ancoraggi è quasi sempre la depressione, non il peso. La Circolare 7/2019 assegna alle coperture piane una fascia sopravento con coefficiente cpe,A = -0,80, mentre le restanti zone valgono ±0,20; sono considerate piane le coperture con inclinazione fra -5° e +5°. Le falde dei capannoni ricadono spesso nel caso con -15° ≤ α ≤ 30°, per cui cpe = -1,0 + (α+15)/75. Il tema è trattato per esteso nella guida sul carico neve e vento secondo le NTC 2018.

Come si fissano le staffe su lamiera grecata singola

Sulla grecata singola il fissaggio avviene sulla sommità dell'onda, mai nella gola, con rivetti o viti autoforanti e nastro butilico di tenuta sotto il profilo. Le prescrizioni tipiche indicano spessore minimo della lamiera di 0,5 mm e distanza non inferiore a 10 mm fra due profili adiacenti per la dilatazione termica (fischer Italia).

Le coppie di serraggio non sono un dettaglio. Lo stesso sistema prescrive 12 Nm per i morsetti intermedi e terminali, 10 Nm per quelli universali e 50 mm tra la cornice dell'ultimo pannello e l'estremità del profilo. Serrare oltre coppia su una lamiera da 0,5 mm significa deformare l'onda e aprire la sede alla pioggia.

Altri costruttori alzano l'asticella. Un sistema diffuso prescrive spessore minimo della lamiera di 0,6 mm, interasse dei ganci non superiore a 40 cm e fissaggio con 2 rivetti inox Ø 4,8 mm per gancio o 4 per profilo, con preforo Ø 4,9-5,0 mm (Würth Italia). Le differenze tra sistemi sono sostanziali: la scheda tecnica del produttore prevale sempre sull'abitudine di cantiere, e vale la pena confrontarla con i criteri generali di scelta della struttura di supporto.

Quali resistenze allo strappo può sostenere una lamiera sottile?

I valori caratteristici dipendono più dallo spessore del supporto che dal diametro della vite. Per viti autoforanti Ø 4,8 mm la resistenza a trazione caratteristica NRk vale 0,61 kN su substrato da 0,75 mm, 0,87 kN a 1,00 mm, 1,27 kN a 1,25 mm, 2,08 kN a 1,50 mm e 2,93 kN a 2,00 mm, con valori di progetto ottenuti applicando γMs = 1,33 (Rawlplug, ETA-13/0203).

Sulle grecate sottili però il modo di rottura governante non è lo strappo della vite dal supporto, ma lo sfilamento della testa attraverso la lamiera: 1,62 kN su 0,40 mm, 2,64 kN su 0,50 mm, 4,27 kN su 0,75 mm e 4,75 kN su 1,00 mm (Rawlplug, ETA-13/0203).

Il quadro di sintesi che conviene tenere in cantiere:

  • Vite autoforante Ø 4,8 mm a trazione, supporto 0,75 mm: 0,61 kN caratteristici, spessore minimo ammesso per il Ø 4,8.
  • Vite autoforante Ø 4,8 mm a trazione, supporto 1,50 mm: 2,08 kN caratteristici; per il Ø 5,5 lo spessore minimo è 1,0 mm.
  • Sfilamento della testa attraverso lamiera da 0,50 mm: 2,64 kN caratteristici, modo di rottura governante su grecata.
  • Sfilamento della testa attraverso lamiera da 1,00 mm: 4,75 kN caratteristici, margine adeguato su lamiere spesse.
  • Morsetto non perforante su aggraffata, lamiera 0,80-1,20 mm: 1,00 kN per morsetto, valore di progetto 0,75 kN.
  • Vite per pannello sandwich, sottostruttura 1,5-5 mm: ancoraggio sull'acciaio, lunghezza pari allo spessore del pannello più 42-46 mm.

Il numero di fissaggi si ricava dividendo l'azione di depressione per la resistenza di progetto del singolo ancoraggio. È un calcolo semplice che viene saltato con frequenza preoccupante, sostituito da un interasse standard copiato dal cantiere precedente.

Perché i pannelli sandwich cambiano le regole di fissaggio?

Sul pannello sandwich la lamiera superiore è sottile e appoggiata su un'anima isolante che non offre resistenza allo strappo. Alcuni costruttori sconsigliano espressamente il fissaggio su pannelli sandwich perché hanno portata minore di quella necessaria. La soluzione corretta è passare attraverso il pannello e ancorare alla sottostruttura metallica.

Le viti per pannelli coibentati sono dimensionate proprio per questo: si ancorano su acciaio di spessore minimo 1,5 mm, con preforo Ø 5,3 mm e lunghezza pari allo spessore del pannello più circa 42-46 mm. Un pannello da 50 mm richiede una vite 5,5 x 92 mm, uno da 200 mm una 5,5 x 236 mm (SFS Group, 2015).

Ne discendono due regole di cantiere. La posizione degli arcarecci va individuata prima di forare, perché un foro a vuoto perfora l'isolante e crea un ponte termico che trasuda condensa. E ogni attraversamento va sigillato sui due lati, altrimenti il vapore che migra dall'interno condensa nel foro.

Dove la copertura è aggraffata esiste un'alternativa senza perforazione. I morsetti non perforanti dichiarano resistenza caratteristica di 1,00 kN per morsetto, con valore di progetto 0,75 kN, in campo da 0,52 a 1,85 kN secondo spessore lamiera e interasse clip (Kalzip, 2026). Nessun foro significa nessun punto di infiltrazione, che sulle coperture in garanzia è spesso l'argomento decisivo.

Pendenze, sormonti e tenuta all'acqua

La pendenza minima di una copertura in lamiera grecata è del 7% per falda in lastra unica, riducibile al 5% in zone climatiche favorevoli. I sormonti trasversali secondo la UNI 10372:2013 valgono 250 mm per pendenze tra 7% e 10%, 200 mm tra 10% e 15% e 150 mm oltre il 15%, con appoggio della lastra di almeno 50 mm (Sandrini Metalli, 2024).

Queste pendenze contano per il fotovoltaico in due modi. La posa complanare su una falda al 7% corrisponde a circa 4° di inclinazione, lontano dall'ottimo di resa e con problemi di autopulizia dei moduli. La posa su cavalletti recupera l'angolo ma espone al vento una superficie che moltiplica l'azione di depressione sugli ancoraggi.

Le viti con guarnizione EPDM sono raccomandate per tutti gli attraversamenti, e ogni foro va eseguito sulla sommità dell'onda. Un foro in gola su una falda al 7% lavora sott'acqua a ogni pioggia intensa: la guarnizione tiene per qualche stagione e poi cede, con la contestazione che arriva a garanzia della copertura ancora aperta.

Sicurezza in copertura e messa a terra

Il D.Lgs 81/2008 all'articolo 148 comma 1 prescrive che, prima di eseguire lavori su lucernari, tetti e coperture, fermo restando l'obbligo di predisporre misure di protezione collettiva, venga accertato che questi abbiano resistenza sufficiente a sostenere il peso degli operai e dei materiali; in caso di resistenza dubbia vanno adottati tavole sopra le orditure, sottopalchi e DPI anticaduta (BibLus). L'articolo 107 definisce lavoro in quota l'attività che espone al rischio di caduta da altezza superiore a 2 m.

I numeri giustificano il rigore. Il rapporto Inail-Regioni sul sistema Infor.MO per il decennio 2013-2022 indica le cadute dall'alto come prima modalità di accadimento con il 30,8% dei casi; fra le 733 cadute l'agente materiale è "tetti e coperture" nel 25,9% dei casi (INAIL, 2025). Su capannone, la linea vita e gli obblighi in copertura vanno verificati prima di salire, non durante il montaggio.

Sul fronte elettrico, la Guida CEI 82-25 all'articolo 9.1.2 prevede la messa a terra dei moduli anche in Classe II, rendendoli equipotenziali alla struttura di sostegno. Il conduttore equipotenziale principale secondo la CEI 64-8 deve avere sezione non inferiore alla metà del PE di sezione più elevata, con minimo 6 mm² e massimo 25 mm² in rame (Il Professionista Elettrico). Su copertura metallica la continuità va verificata e documentata, perché la lamiera verniciata non garantisce di per sé il contatto elettrico tra pannelli contigui.

Come si prepara un'offerta credibile su capannone?

L'offerta su grecata si regge su tre documenti: le tabelle di portata del profilo, la verifica locale degli ancoraggi per l'azione di depressione e il piano di sicurezza per il lavoro in quota. Chi li produce in fase di offerta vince commesse che altri perdono in cantiere.

La guida dedicata al fotovoltaico su capannone industriale approfondisce il lato economico dell'operazione. Sul piano operativo, tenere insieme rilievo, dimensionamento e documentazione in un unico strumento come Reonic accorcia la distanza tra sopralluogo e offerta firmata, che su questo segmento è spesso il fattore competitivo decisivo.

Domande frequenti

Si può installare il fotovoltaico su un tetto in lamiera senza forare?

Sì, sulle coperture aggraffate, usando morsetti non perforanti che si serrano sulla nervatura. Dichiarano resistenze caratteristiche intorno a 1,00 kN per morsetto in funzione di spessore lamiera e interasse clip. Sulla grecata classica, invece, il fissaggio meccanico sulla sommità dell'onda resta la soluzione standard, con nastro butilico e guarnizione EPDM per la tenuta.

Qual è lo spessore minimo della lamiera per fissare i pannelli?

Dipende dal sistema: le prescrizioni dei produttori indicano 0,5 mm o 0,6 mm come minimo per il fissaggio diretto. Sotto questi valori il modo di rottura governante diventa lo sfilamento della testa della vite attraverso la lamiera, che a 0,40 mm scende a 1,62 kN caratteristici. In quei casi si passa al fissaggio sulla sottostruttura.

Serve il calcolo strutturale per il fotovoltaico su capannone?

L'adeguamento è obbligatorio quando l'incremento dei carichi verticali in fondazione supera il 10%, condizione rara con impianti da 0,1-0,15 kN/m². Resta però sempre obbligatoria la verifica locale degli elementi interessati, cioè lamiera, arcarecci e ancoraggi, perché l'aggiunta dell'impianto porta la copertura dalla categoria d'uso H alla K.

Come si fissa il fotovoltaico su un pannello sandwich?

Non sulla lamiera superiore, che non ha portata sufficiente. La vite deve attraversare l'intero pannello e ancorarsi alla sottostruttura in acciaio di almeno 1,5 mm, con lunghezza pari allo spessore del pannello più 42-46 mm. Ogni attraversamento va sigillato per evitare ponti termici e migrazione di vapore nel foro.

Quale verifica dimensiona il numero di ancoraggi?

Quasi sempre la depressione del vento, non il peso proprio. Sulle fasce sopravento la Circolare 7/2019 assegna cpe,A = -0,80 per coperture piane, con valori più severi sulle falde inclinate. Il numero di fissaggi si ottiene dividendo l'azione di depressione di progetto per la resistenza di progetto del singolo ancoraggio secondo la sua valutazione tecnica europea.

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