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Carico Neve e Vento su Pannelli Fotovoltaici: Come Calcolarlo secondo le NTC 2018

Guida al calcolo del carico neve e vento sui pannelli fotovoltaici secondo le NTC 2018, con zone climatiche, coefficienti di forma e valori tipici per la relazione strutturale.

Il carico neve e vento sui pannelli fotovoltaici va verificato secondo le NTC 2018 nella combinazione di carico più sfavorevole tra peso proprio dell'impianto, sovraccarico neve e azione del vento, e il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha chiarito che non sono ammesse deroghe a questi carichi tramite sistemi attivi o meccanismi di scarico automatico (Ingenio, 2026). Per l'installatore questo significa che ogni impianto, dal tetto a falda al ground mount, richiede un calcolo specifico basato sulla zona climatica del sito, non un valore generico preso da un impianto simile installato altrove.

Il calcolo si basa su due normative che lavorano insieme, le NTC 2018 per la zonizzazione italiana e la UNI EN 1991-1-3 per i coefficienti di forma applicati alle superfici inclinate dei moduli. Questa guida ripercorre i passaggi che un tecnico segue per arrivare al valore di carico da inserire nella relazione strutturale, distinto dalla scelta delle staffe o del sistema di zavorra vero e proprio.

Punti chiave

  • Le NTC 2018 dividono l'Italia in tre zone di carico neve al suolo, con valori caratteristici sk che vanno da un minimo di 0,60 kN/m² in Zona I Mediterranea fino a valori molto più alti in quota (Dlubal, 2026).
  • Il coefficiente di forma μ1 per superfici lisce come i moduli fotovoltaici vale 0,8 fino a 30° di inclinazione, poi decresce linearmente fino ad annullarsi a 60° (SolarCalculatorHQ, 2026).
  • L'Italia è divisa in 9 zone di vento con velocità di riferimento vb,0 comprese tra 25 e 31 m/s a seconda della regione e dell'esposizione (Dlubal, 2026).
  • La pressione del vento di progetto si ottiene applicando alla pressione cinetica di riferimento tre coefficienti moltiplicativi: di esposizione, di pressione e dinamico (BibLus, 2026).
  • Non sono ammesse deroghe ai carichi da neve e vento tramite sistemi attivi, un principio confermato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici anche per gli impianti a inseguimento solare (Ingenio, 2026).

Perché la verifica di neve e vento non è la stessa cosa della scelta delle staffe

Scegliere il tipo di staffa giusta per un tetto a falda o dimensionare la zavorra di un impianto su tetto piano sono decisioni che dipendono da un dato a monte: quanto pesa, in kg per metro quadro, la combinazione più sfavorevole di neve e vento in quel sito specifico. Questo valore si ottiene dal calcolo strutturale secondo NTC 2018, non da una tabella generica applicata a prescindere dalla zona climatica e dall'altitudine dell'edificio.

Il valore va sempre incrociato con il dimensionamento dell'impianto fotovoltaico definito in fase di progetto. Un impianto identico installato a 200 metri di quota in Pianura Padana e uno a 900 metri sull'Appennino hanno carichi neve radicalmente diversi, anche a parità di inclinazione e superficie dei moduli. Confondere la scelta del sistema di fissaggio con il calcolo del carico a monte è un errore che porta a preventivi non comparabili tra siti diversi.

Quali sono le zone di carico neve secondo le NTC 2018?

Le NTC 2018, al paragrafo 3.4.2, dividono il territorio italiano in tre zone climatiche di carico neve al suolo. In Zona I Mediterranea, che comprende Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia e Basilicata, il valore caratteristico sk si calcola come 1,5 × (1 + (as/481)²) kN/m², con un minimo di 0,60 kN/m² anche a livello del mare (Dlubal, 2026). In Zona II, che copre gran parte del Centro Italia (Lazio, Campania, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo collinare), il valore di riferimento a livello del mare è 0,85 kN/m².

La Zona III, tipicamente le regioni alpine e prealpine del Nord, presenta i valori più alti e la maggiore sensibilità all'altitudine del sito. In tutti i casi la formula prevede un incremento significativo del carico all'aumentare della quota, motivo per cui due impianti nella stessa regione amministrativa possono avere requisiti strutturali molto diversi se collocati a quote differenti.

Come si applica il coefficiente di forma ai pannelli fotovoltaici?

Il carico neve effettivo su una superficie inclinata non coincide con il valore al suolo sk, ma va corretto con il coefficiente di forma μ1, definito dalla UNI EN 1991-1-3. Per superfici lisce come i moduli fotovoltaici, la lamiera grecata o le coperture in vetro, μ1 vale 0,8 fino a un'inclinazione di 30°, per poi decrescere linearmente fino ad annullarsi a 60° di pendenza (SolarCalculatorHQ, 2026).

Il carico neve di progetto sul pannello si ottiene quindi moltiplicando sk per μ1 e per i coefficienti di esposizione CE e termico Ct, entrambi generalmente posti pari a 1 in assenza di condizioni particolari di riparo o dispersione termica dal tetto. La norma aggiunge anche due casi di carico che una relazione firmata deve trattare esplicitamente: l'accumulo di neve contro parapetti o dislivelli di copertura, e il carico aggiuntivo generato da edifici adiacenti più alti che modificano la distribuzione della neve sul tetto.

Come funziona la zonizzazione del vento in Italia secondo le NTC 2018?

Per il vento, le NTC 2018 dividono l'Italia in 9 zone, ciascuna con una velocità di riferimento del vento vb,0 compresa tra 25 e 31 m/s a seconda della regione, dell'altitudine e della distanza dalla costa (Dlubal, 2026). Per siti oltre una certa quota di riferimento a0, specifica per ciascuna zona, si applica una formula di correzione che aumenta la velocità base in funzione dell'altitudine effettiva del sito (as).

A partire dalla velocità di riferimento si calcola la pressione cinetica di riferimento qf, che rappresenta il punto di partenza per determinare la pressione del vento agente sulle superfici dell'impianto fotovoltaico, sia esso fisso o a inseguimento solare (BibLus, 2026).

Quali coefficienti servono per calcolare la pressione del vento di progetto?

Dalla pressione cinetica di riferimento si arriva alla pressione del vento di progetto applicando tre coefficienti moltiplicativi. Il coefficiente di esposizione ce dipende dall'altezza del punto considerato, dalla rugosità del terreno circostante, dalla distanza dalla costa e dalla quota del sito. Il coefficiente di pressione, o aerodinamico, cp dipende dalla forma e dall'inclinazione della superficie esposta al vento, mentre il coefficiente dinamico cd tiene conto della risposta strutturale dinamica dell'insieme (BibLus, 2026).

Per gli impianti a inseguimento solare, con inclinazione variabile, la norma richiede di considerare sia l'angolo massimo sia quello minimo di funzionamento, con il coefficiente di forza cF che raggiunge il valore massimo in corrispondenza dell'inclinazione più elevata raggiungibile dal tracker (Ingenio, 2026). Un errore comune è calcolare il carico solo alla posizione di riposo del tracker, ignorando l'inclinazione operativa massima che genera la sollecitazione più severa.

Cosa cambia tra un impianto zavorrato e uno ancorato meccanicamente?

Nei sistemi zavorrati, tipici dei tetti piani, l'azione del vento genera forze di sollevamento (uplift) che agiscono come su una superficie aerodinamica, e queste forze devono essere contrastate dal solo peso della zavorra, verificato secondo lo stato limite di equilibrio previsto dalle NTC 2018. Un sottodimensionamento della zavorra, spesso conseguenza di un preventivo al risparmio, resta la causa più comune di distacco dei pannelli durante le raffiche più intense.

Nei sistemi ancorati meccanicamente, tipici dei tetti a falda, il carico da neve e vento si trasferisce direttamente alla struttura portante dell'edificio attraverso le staffe, e la verifica riguarda sia la capacità delle staffe stesse sia quella della struttura sottostante di assorbire il carico aggiuntivo senza compromettere la sicurezza complessiva della copertura.

Per un sistema zavorrato, la verifica completa deve considerare tre modalità di cedimento distinte: il ribaltamento, quando l'azione del vento fa ruotare il pannello attorno a un punto di perno, il sollevamento, quando la componente verticale del vento supera il peso disponibile, e lo scorrimento, quando la componente orizzontale supera l'attrito tra zavorra e superficie del tetto (Teknomega, 2026). Un esempio pratico spesso citato è quello di un pannello con circa 2 m² di superficie, per il quale la zavorra necessaria per lato può superare gli 80 kg già in condizioni di vento moderate (Marco De Pisapia, 2026).

Che valori tipici di carico ci si aspetta nelle diverse zone?

  • Zona I Mediterranea — Riferimento territoriale indicativo: Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Basilicata; sk a livello del mare: 1,5 kN/m² (min 0,60); Note: Cresce con il quadrato della quota
  • Zona II — Riferimento territoriale indicativo: Lazio, Campania, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo collinare; sk a livello del mare: 0,85 kN/m²; Note: Sensibilità moderata alla quota
  • Zona III — Riferimento territoriale indicativo: Regioni alpine e prealpine del Nord; sk a livello del mare: Valori più elevati, fortemente quota-dipendenti; Note: Verifica quota-specifica sempre necessaria

Questi valori sono indicativi e vanno sempre verificati con gli strumenti ufficiali di zonizzazione per il Comune esatto dell'installazione, poiché la classificazione può variare anche tra comuni limitrofi in funzione dell'altitudine locale.

Come si combina il carico neve con quello del vento nella verifica finale?

Le NTC 2018 non richiedono di sommare sempre neve e vento al loro valore massimo simultaneo, ma di individuare la combinazione di carico più sfavorevole tra le diverse ipotesi previste dalla norma, che include peso proprio più neve, peso proprio più vento, e le relative combinazioni con i coefficienti parziali di sicurezza propri degli stati limite ultimi. In pratica il vento tende a essere l'azione dominante sulle coperture inclinate e sugli impianti a inseguimento, mentre la neve pesa di più sulle coperture piane e nelle zone di alta quota.

Un tecnico strutturista valuta entrambi gli scenari per il sito specifico e riporta nella relazione quale combinazione risulta più gravosa per ciascun elemento della struttura, dalle staffe fino alla copertura esistente. Presentare al cliente questo doppio controllo, invece di limitarsi al valore più basso tra i due, è ciò che distingue una relazione tecnica completa da una verifica sommaria che rischia di essere respinta in fase di controllo da parte dell'ente competente.

Serve sempre una relazione firmata da un tecnico abilitato?

Per impianti fotovoltaici di piccola taglia su tetti residenziali già dimensionati per il proprio peso, una relazione strutturale formale non è sempre imposta dalla normativa edilizia locale, ma resta la pratica più prudente prima di qualsiasi installazione su coperture piane, capannoni o edifici con dubbi sulla capacità portante. Su impianti commerciali o industriali di taglia maggiore, e su qualunque sistema a inseguimento solare, la relazione firmata da un ingegnere o architetto abilitato è la norma, non l'eccezione, proprio perché il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici esclude qualsiasi deroga tramite sistemi attivi.

Questa verifica va sempre coordinata con la parte autorizzativa: la nostra guida ai permessi fotovoltaico spiega quando la relazione strutturale va allegata alla pratica CILA, mentre la fase di progettazione dell'impianto è il momento giusto per anticipare questi calcoli invece di scoprirli a cantiere avviato. Documentare la zona climatica, la quota del sito, i coefficienti applicati e l'esito della verifica nel fascicolo del cliente, invece di limitarsi a una dichiarazione generica, protegge l'installatore in caso di contestazioni successive su cedimenti o distacchi dopo un evento meteorologico intenso. Chi segue più cantieri in parallelo trova comodo un gestionale come Reonic per allegare zona climatica, calcolo del carico e relazione firmata a ogni pratica, senza doverli rincorrere separatamente mese dopo mese.

Domande frequenti

Il carico neve è sempre più alto in montagna che in pianura?

Generalmente sì, perché il valore caratteristico sk cresce con l'altitudine secondo la formula prevista dalle NTC 2018 per ciascuna zona climatica. Anche in pianura, però, la zona climatica di appartenenza (I, II o III) incide più della sola altitudine, quindi il confronto va sempre fatto sito per sito.

Il coefficiente di forma μ1 è sempre 0,8 per un impianto fotovoltaico?

Vale 0,8 per superfici lisce fino a 30° di inclinazione, un intervallo che copre la maggior parte delle installazioni residenziali e commerciali in Italia. Oltre i 30° il coefficiente decresce linearmente fino ad annullarsi a 60°, una condizione rara sui tetti tradizionali ma rilevante su alcune coperture molto ripide.

Un sistema di scarico automatico della neve permette di ridurre il carico di progetto?

No. Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha chiarito che non sono ammesse deroghe ai carichi da neve e vento tramite sistemi attivi o meccanismi di scarico automatico, quindi il calcolo deve sempre considerare il carico pieno previsto dalla norma, indipendentemente dai dispositivi installati.

Quante zone di vento esistono in Italia secondo le NTC 2018?

Le NTC 2018 individuano 9 zone di vento, ciascuna con una propria velocità di riferimento vb,0 compresa tra 25 e 31 m/s. La zona applicabile dipende dalla regione, dalla distanza dalla costa e dall'altitudine del sito specifico.

Gli impianti a inseguimento solare richiedono un calcolo diverso da quelli fissi?

Sì, perché l'inclinazione variabile del tracker richiede di considerare sia l'angolo minimo sia quello massimo di funzionamento, con il coefficiente di forza che raggiunge il valore più critico in corrispondenza dell'inclinazione operativa massima, non nella posizione di riposo a piatto.

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