Il dimensionamento dei cavi in un impianto fotovoltaico si basa su un limite preciso: la CEI 82-25 raccomanda una caduta di tensione dell'1% tra i moduli e l'inverter, con un massimo accettabile del 2% (ElettricoMagazine, 2025). Sottostimare la sezione di un cavo non fa saltare l'impianto, ma ne riduce silenziosamente la produzione ogni giorno, per tutta la vita del sistema.
Molti installatori scelgono la sezione dei cavi per abitudine, spesso 4 mmq o 6 mmq, senza verificare se quella misura rispetta davvero il limite di caduta di tensione per la lunghezza specifica di quel cantiere. Questa guida spiega come calcolare la sezione corretta, cosa dice la norma sul lato corrente continua e corrente alternata, e cosa cambia con l'aggiornamento 2026 della CEI 82-25.
Punti chiave
- La CEI 82-25 raccomanda una caduta di tensione dell'1% tra moduli e inverter, con un tetto massimo del 2% (ElettricoMagazine, 2025).
- La CEI 64-8 fissa un limite generale del 4% di caduta di tensione tra l'origine dell'impianto e qualsiasi apparecchio utilizzatore (ElectroYou, 2025).
- La sezione minima secondo la norma UNEL 35023 non deve essere inferiore a 0,25 mmq per ampere, per cavi fino a 50 metri di lunghezza (Elmaxweb, 2025).
- Per un impianto da 6 kW, il cavo da 6 mmq è considerato lo standard di riferimento, perché mantiene la resistenza bassa anche nei picchi di produzione estiva (RISEN Energy, 2025).
- La CEI 82-25 è stata aggiornata a maggio 2026, con revisioni sull'articolo dedicato ai cavi e sulla sezione relativa all'interconnessione con la rete di distribuzione (Certifico, 2025).
Il calcolo della sezione dei cavi in un impianto fotovoltaico
La sezione si calcola partendo dalla corrente massima che il cavo dovrà portare, dalla lunghezza del percorso e dal limite di caduta di tensione ammesso per quel tratto specifico dell'impianto, lato corrente continua o corrente alternata (Elmaxweb, 2025).
Il riferimento normativo per il calcolo è la sezione 5 della norma CEI 64-8, richiamata anche dalla CEI 82-25 per gli impianti fotovoltaici collegati alla rete (ElettricoMagazine, 2025). Per la portata dei cavi in corrente continua si usano le tabelle CEI UNEL 35024-1, per la posa in aria, e le tabelle CEI UNEL 35026, per la posa interrata, mentre per il calcolo della caduta di tensione restano di riferimento la CEI 20-65 e le tabelle UNEL 35023. Il percorso dei cavi va sempre riportato nello schema elettrico dell'impianto, insieme alle sezioni scelte per ogni tratto.
Nella pratica di cantiere, il dato che sfugge più spesso non è la formula ma la lunghezza reale del percorso cavi, che quasi sempre è più lunga della distanza in linea d'aria tra pannelli e inverter, per via di curve, passaggi tecnici e margini di sicurezza. Calcolare la sezione su una lunghezza sottostimata è uno degli errori più comuni e più silenziosi che si vedono in fase di collaudo.
Un secondo dato spesso trascurato è la temperatura di posa. Un cavo che corre esposto al sole su una copertura in lamiera d'estate lavora a una temperatura ambiente ben più alta di quella usata nelle tabelle standard di portata, e questo riduce la sua capacità effettiva di trasportare corrente senza scaldarsi eccessivamente. I fattori di correzione per la temperatura, riportati nelle stesse tabelle CEI UNEL, vanno applicati proprio in questi casi, non solo su carta ma anche verificando la temperatura reale della superficie di posa nella stagione più calda.
Qual è il limite di caduta di tensione ammesso dalla CEI 82-25?
La CEI 82-25 raccomanda di limitare la caduta di tensione complessiva sul lato corrente continua al 2%, con un valore consigliato dell'1% per il singolo tratto tra i moduli e l'inverter (ElettricoMagazine, 2025).
Questo limite è più stringente di quello generale del 4% previsto dalla CEI 64-8 per gli impianti elettrici in generale, perché una caduta di tensione eccessiva sul lato fotovoltaico si traduce direttamente in energia prodotta e non trasferita all'inverter, non solo in un problema di sicurezza o di caduta di tensione ai carichi (ElectroYou, 2025). Un impianto che rispetta il 4% generico ma supera il 2% specifico della CEI 82-25 sul lato DC è tecnicamente conforme alla norma generale, ma produce meno di quanto dovrebbe, un dettaglio che il cliente scopre solo confrontando la produzione reale con quella stimata al momento del preventivo, magari con il calcolo della produzione fatto in fase di progetto.
Cavi da 4 mmq o 6 mmq: quando conviene l'uno o l'altro?
Per un impianto da 3 kW con distanza contenuta tra pannelli e inverter, il cavo da 4 mmq è generalmente sufficiente, ma passare al 6 mmq è una scelta più prudente che garantisce margine per il futuro (RISEN Energy, 2025).
Per un sistema da 6 kW, il cavo da 6 mmq è considerato lo standard di riferimento, perché mantiene la resistenza bassa anche durante i picchi di produzione estiva, quando la corrente nei cavi è più alta e la temperatura ambiente peggiora le condizioni di dissipazione del calore (RISEN Energy, 2025). La differenza di costo tra le due sezioni, su un impianto residenziale medio, è quasi sempre marginale rispetto al costo totale della fornitura, mentre il costo di dover sostituire un cavo sottodimensionato dopo la messa in servizio non è marginale per niente. Per questo motivo molti installatori scelgono di default il 6 mmq anche su impianti dove il 4 mmq basterebbe sulla carta, semplicemente per non dover fare due calcoli diversi per ogni cantiere.
Qual è la sezione minima dei cavi secondo la norma UNEL 35023?
La sezione minima secondo la norma UNEL 35023 non deve essere inferiore a 0,25 mmq per ampere di corrente, per cavi con lunghezza fino a 50 metri (Elmaxweb, 2025).
Questo valore è un minimo, non un obiettivo: rispettarlo esattamente significa progettare al limite della caduta di tensione consentita, senza margine per l'invecchiamento del cavo, per l'aumento di temperatura in estate o per eventuali modifiche future all'impianto, come l'aggiunta di un accumulo o di ulteriori stringhe. Un buon progetto lascia sempre un margine tra il valore minimo normativo e la sezione effettivamente installata, soprattutto sui tratti più lunghi dove l'effetto della resistenza del cavo si accumula di più.
Come si dimensionano i cavi lato corrente alternata?
Sul lato corrente alternata, tra l'inverter e il punto di consegna, il dimensionamento segue le tabelle generali della CEI 64-8 per la portata dei cavi, con lo stesso principio di limitare la caduta di tensione complessiva dell'impianto entro i valori raccomandati dalla norma applicabile.
La differenza principale rispetto al lato corrente continua è che qui il cavo deve anche essere coordinato con la protezione magnetotermica a monte, non solo con il limite di caduta di tensione: una sezione corretta per la caduta di tensione ma non coordinata con la protezione lascia comunque un punto debole nell'impianto. Su impianti trifase, inoltre, va verificato il bilanciamento delle fasi, perché una distribuzione squilibrata della potenza tra le fasi può generare cadute di tensione diverse su ciascun conduttore, anche a parità di sezione nominale. Questo aspetto riguarda direttamente anche il dimensionamento dell'inverter ibrido quando l'impianto include uno storage abbinato.
L'aggiornamento 2026 della CEI 82-25 e la revisione in inchiesta pubblica
La CEI 82-25 è stata aggiornata a maggio 2026, con revisioni che riguardano in particolare l'articolo dedicato ai cavi per sistemi fotovoltaici e la sezione relativa all'interconnessione con la rete di distribuzione (Certifico, 2025).
È inoltre in inchiesta pubblica, con pubblicazione di novembre 2025, un ulteriore progetto di revisione della norma, la CEI 82-25/3, che riguarda nello specifico gli aspetti di connessione alla rete (CEI Norme, 2025). Per un installatore che lavora abitualmente con progetti fotovoltaici, vale la pena seguire l'evoluzione di questi documenti, perché un progetto disegnato oggi secondo la versione precedente della norma potrebbe richiedere un adeguamento quando la nuova edizione entrerà in vigore in modo definitivo.
Errori comuni nel dimensionamento dei cavi fotovoltaici
Il primo errore comune è calcolare la sezione sulla distanza in linea d'aria tra moduli e inverter, ignorando il percorso reale del cavo, che quasi sempre è più lungo per via di curve, passaggi tecnici e margini di sicurezza in cantiere.
Il secondo è applicare lo stesso criterio di dimensionamento al lato corrente continua e al lato corrente alternata, quando in realtà seguono limiti di caduta di tensione e criteri di coordinamento con le protezioni diversi. Il terzo, più insidioso perché non emerge subito, è dimensionare i cavi sulla potenza attuale dell'impianto senza lasciare margine per ampliamenti futuri, come l'aggiunta di un accumulo o di ulteriori stringhe, che nel tempo aumentano la corrente circolante sui tratti condivisi dell'impianto. Un dimensionamento dell'impianto che prevede fin dall'inizio una possibile espansione futura evita di dover rifare i calcoli dei cavi ogni volta che cambia qualcosa a monte. Prima ancora di questo, un buon fascicolo di progetto dovrebbe già chiarire i tempi e le regole della connessione alla rete, perché anche i requisiti del distributore influiscono sul percorso e sulla lunghezza reale dei cavi da dimensionare.
Tabella: sezioni, cadute di tensione e riferimenti normativi
Ecco un riepilogo pratico dei valori più citati per orientare il dimensionamento, sempre da confermare con un calcolo specifico per il progetto.
- Caduta di tensione raccomandata lato DC: 1% tra moduli e inverter secondo la CEI 82-25.
- Caduta di tensione massima lato DC: 2% secondo la CEI 82-25.
- Caduta di tensione massima generale: 4% secondo la CEI 64-8, articolo 525.
- Sezione minima UNEL 35023: 0,25 mmq per ampere, per cavi fino a 50 metri.
- Cavo consigliato per impianti fino a 3 kW: 4 mmq su distanze contenute.
- Cavo consigliato per impianti da 6 kW: 6 mmq come standard di riferimento.
- Tabelle di portata di riferimento: CEI UNEL 35024-1 per posa in aria, CEI UNEL 35026 per posa interrata.
Domande frequenti
Quale cavo scegliere tra 4 mmq e 6 mmq per un impianto residenziale?
Dipende dalla potenza dell'impianto e dalla lunghezza del percorso cavi. Il 4 mmq può bastare su impianti piccoli con distanze contenute, mentre il 6 mmq è preferibile su impianti da 6 kW o superiori, o quando il percorso tra moduli e inverter supera pochi metri.
Cosa succede se la caduta di tensione supera il 2% raccomandato dalla CEI 82-25?
L'impianto continua a funzionare, ma produce meno energia di quanto potrebbe, perché parte della potenza generata dai moduli si dissipa come calore lungo il cavo invece di arrivare all'inverter. È una perdita silenziosa che si nota solo confrontando produzione stimata e produzione reale.
Il limite di caduta di tensione è lo stesso per il lato DC e per il lato AC?
No. Il lato DC segue i limiti più stringenti della CEI 82-25, tipicamente 1-2%, mentre il lato AC segue il limite generale del 4% della CEI 64-8, oltre al coordinamento obbligatorio con la protezione magnetotermica a monte.
Conviene sempre sovradimensionare la sezione dei cavi rispetto al minimo normativo?
Nella maggior parte dei casi sì, entro limiti ragionevoli, perché il costo aggiuntivo di una sezione più grande è quasi sempre marginale rispetto al costo totale dell'impianto, mentre lascia margine per ampliamenti futuri e per l'invecchiamento naturale del cavo.
L'aggiornamento 2026 della CEI 82-25 obbliga a rifare i progetti già in corso?
Non necessariamente, ma vale la pena verificare le date di entrata in vigore e i periodi transitori previsti dalla norma aggiornata, soprattutto per i progetti che devono ancora completare l'iter di connessione alla rete al momento del cambio normativo.
Il dimensionamento dei cavi è uno dei passaggi meno visibili di un impianto fotovoltaico, ma è anche uno di quelli che pesa di più sulla produzione reale negli anni. Chi tiene traccia dei calcoli di sezione e caduta di tensione per ogni progetto, magari dentro un gestionale come Reonic, riduce il rischio di scoprire una perdita di produzione solo dopo che il cliente ha già firmato il contratto di scambio sul posto. Un ultimo controllo che vale sempre la pena fare prima di ordinare il materiale è confrontare la sezione calcolata con quella effettivamente disponibile a magazzino dal fornitore, perché un cavo leggermente diverso da quello previsto nel progetto può comunque rispettare la norma, ma solo se il calcolo viene rifatto con i nuovi parametri, non semplicemente approssimato per assomiglianza.






