In Italia il sistema di fissaggio più economico per un impianto fotovoltaico è quello su lamiera grecata, perché le staffe si avvitano direttamente sulla lamiera senza smontare nulla, mentre su tegole e coppi occorre rimuovere e poi rimontare le tegole intorno a ogni staffa (Fischer, 2026). La scelta della struttura di supporto non è solo una questione di velocità di montaggio: incide sulla tenuta all'acqua, sulla resistenza al vento e, dal 1 settembre 2025, anche sui requisiti della nuova normativa antincendio DCPREV 14030.
Per l'installatore, sapere quale staffa usare su quale tetto, e quando serve una relazione strutturale firmata da un tecnico abilitato, evita due errori opposti: sottodimensionare il fissaggio su un tetto ventoso, o appesantire inutilmente un preventivo con verifiche non richieste per un piccolo impianto residenziale. Questa guida ripercorre le principali tipologie di staffe per tetto a falda, gli obblighi NTC 2018 sulla verifica strutturale e le nuove regole antincendio sul posizionamento dei pannelli.
Punti chiave
- Su lamiera grecata le staffe si avvitano direttamente sulla lastra, il metodo più rapido ed economico e senza smontaggi (Sun-Age, 2026).
- Su tegole e coppi si rimuovono gli elementi nel punto di ancoraggio, si fissa il gancio alla trave sottostante, poi si ripristina la copertura.
- Le NTC 2018 richiedono una verifica strutturale che combini peso proprio, sovraccarico neve e azione del vento, senza deroghe possibili (Ingenio-web, 2026).
- La circolare antincendio DCPREV 14030 del 1 settembre 2025 introduce regole su raggruppamento, distanze e resistenza al fuoco della copertura (Memodo, 2025).
- Per gli impianti soggetti a prevenzione incendi la fascia libera lungo il perimetro del tetto è di almeno 1 metro.
Quali tipi di staffe esistono per un tetto a falda?
Per i tetti a falda esistono ganci in alluminio o acciaio, in versione fissa o regolabile, pensati per ancorarsi alle travi portanti sotto il manto di copertura (Sun-Age, 2026). La scelta tra i due materiali dipende dal carico previsto e dall'esposizione agli agenti atmosferici, con l'acciaio zincato o inox preferito nelle zone costiere per la maggiore resistenza alla corrosione.
I ganci regolabili permettono di compensare piccole irregolarità nella pendenza o nello spessore del manto, un vantaggio concreto sui tetti in coppi dove la superficie non è mai perfettamente uniforme. I ganci fissi, più economici, restano la scelta standard su tegole marsigliesi o portoghesi con geometria regolare, dove la regolazione in altezza non è necessaria.
Sopra i ganci si installano le guide, quasi sempre profili in alluminio a omega o a C, alle quali i pannelli vengono fissati con morsetti intermedi e terminali. Le guide distribuiscono il carico del modulo su più punti di ancoraggio, riducendo lo stress concentrato su un singolo gancio e permettendo la dilatazione termica dei profili senza deformazioni visibili nel tempo.
Come si installano le staffe su tegole e coppi senza infiltrazioni
Su tegole e coppi la staffa non si avvita mai sopra il manto: si rimuovono le tegole nel punto di ancoraggio, si fissa il gancio direttamente al listello o alla trave sottostante, e solo dopo si ripristinano le tegole intorno alla base della staffa (Sorgenia, 2026). Questo passaggio evita di forare la tegola stessa, il punto più fragile e più a rischio di infiltrazione in caso di errore.
Esistono anche staffe a coppo, pensate per sostituire un coppo con un pezzo speciale che integra il punto di ancoraggio senza alcuna foratura del manto (Sun-Age, 2026). Sono più costose dei ganci tradizionali ma riducono il rischio di infiltrazione quasi a zero, un argomento che vale la pena presentare al cliente su tetti storici o con coperture difficili da reperire in caso di rottura.
Un errore comune è sigillare con silicone il punto di uscita della staffa invece di affidarsi alla sola sovrapposizione delle tegole, pensata dal produttore per garantire la tenuta all'acqua per decenni. Il silicone si degrada nel tempo e, se applicato male, può convogliare l'acqua verso il punto di fissaggio invece di allontanarla.
Perché la lamiera grecata è la copertura più semplice da equipaggiare?
Sulla lamiera grecata le staffe si fissano direttamente sulla lastra metallica con viti autoperforanti, senza dover smontare alcun elemento della copertura, il che riduce tempi di montaggio, costi di manodopera e manutenzione futura rispetto a tegole e coppi (Sun-Age, 2026). È per questo motivo che capannoni industriali e agricoli restano il contesto più rapido ed economico per un impianto fotovoltaico su tetto.
La rapidità non elimina però la necessità di verificare lo spessore della lamiera e lo stato delle travi portanti sottostanti, soprattutto su capannoni più vecchi dove la corrosione può avere ridotto la capacità portante originale. Un controllo visivo della struttura, prima di procedere, evita di scoprire un problema strutturale solo dopo aver già installato metà dell'impianto.
| Tipo di copertura | Sistema di fissaggio tipico | Foratura del manto |
| Tegole marsigliesi/portoghesi | Gancio con rimozione e rimontaggio della tegola | No |
| Coppi | Staffa a coppo o gancio sotto il coppo | No |
| Lamiera grecata | Staffa avvitata con viti autoperforanti | Sì, sulla lamiera |
| Tetto piano | Struttura zavorrata triangolare | No |
La verifica strutturale NTC 2018: peso proprio, neve e vento
Le Norme Tecniche per le Costruzioni 2018 richiedono che la struttura di supporto e la copertura esistente vengano verificate nella combinazione di carico più sfavorevole tra peso proprio dell'impianto, sovraccarico neve e azione del vento (Ingenio-web, 2026). Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha inoltre chiarito che non sono ammesse deroghe a questi carichi tramite sistemi attivi o meccanismi di scarico automatico.
Per i pannelli inclinati il vento genera forze di sollevamento che agiscono come su una superficie aerodinamica, e nei sistemi zavorrati queste forze devono essere contrastate dal solo peso della zavorra, verificato secondo lo stato limite di equilibrio previsto dalle NTC 2018. Un sottodimensionamento della zavorra, spesso frutto di un preventivo al risparmio, resta la causa più comune di distacco dei pannelli durante le raffiche più forti.
La norma UNI EN 1991-1-3 aggiunge due casi di carico che una relazione firmata deve trattare esplicitamente: l'accumulo di neve contro parapetti o dislivelli di copertura, e il carico aggiuntivo generato da edifici adiacenti più alti che modificano la distribuzione del vento sul tetto. Ignorare questi due scenari in una relazione standard è uno dei motivi più frequenti di rigetto delle pratiche.
Cosa prevede la nuova normativa antincendio DCPREV 14030 sul posizionamento dei pannelli?
La circolare DCPREV 14030 del 1 settembre 2025 dei Vigili del Fuoco introduce regole specifiche su raggruppamento, distanze e resistenza al fuoco per gli impianti fotovoltaici soggetti a prevenzione incendi, distinguendo tra impianti incorporati nell'edificio (BAPV e BIPV) e impianti non incorporati come pensiline e tettoie (Memodo, 2025). Il principio generale resta la regola d'arte, applicata insieme alle norme CEI EN IEC 61730-1 e 61730-2 sulla sicurezza dei moduli.
Per gli impianti su copertura soggetti alla norma, i pannelli devono essere raggruppati in sottoinsiemi di massimo 20 metri in ogni direzione, separati da corridoi larghi almeno 2 metri liberi da qualsiasi ostacolo salvo i cavi. È una regola pensata per lasciare ai Vigili del Fuoco percorsi di accesso rapidi in caso di intervento, non un vincolo estetico o energetico.
Distanze minime dal bordo del tetto e tra i gruppi di pannelli
Lungo il perimetro del tetto la circolare richiede una fascia libera di almeno 1 metro, e nessun pannello può trovarsi entro 1 metro da evacuatori di fumo e calore, lucernari o altri impianti tecnici presenti in copertura (Memodo, 2025). Per le coperture a shed la stessa distanza minima di 1 metro si applica tra i pannelli e le aperture finestrate.
Queste distanze si applicano agli impianti su edifici soggetti a controllo dei Vigili del Fuoco, tipicamente attività industriali, commerciali o pubbliche di una certa dimensione, e non si estendono automaticamente a ogni tetto di villetta unifamiliare. Verificare se l'edificio del cliente rientra tra le attività soggette a prevenzione incendi, prima di applicare o escludere queste distanze, evita sia un preventivo eccessivamente cauto sia un cantiere non conforme.
Resistenza al fuoco della copertura sotto i pannelli
La normativa prevede due strade per la copertura: installare i pannelli su una superficie incombustibile, oppure interporre uno strato continuo EI 30 e classe A1 tra pannello e copertura, estendendosi per almeno due metri oltre l'area dei moduli su ogni lato (Memodo, 2025). In alternativa si può valutare il sistema nel suo complesso con la classificazione Broof T3 o T4 secondo la norma UNI EN 13501-5.
Per un installatore, la scelta tra le due strade dipende quasi sempre dal tipo di copertura esistente: un tetto in laterizio già incombustibile richiede meno interventi di uno in legno o guaina bituminosa, dove l'inserimento dello strato protettivo aggiunge una voce di costo e di tempo che va inclusa nel preventivo fin dal sopralluogo iniziale.
Serve sempre una relazione strutturale firmata da un tecnico?
Per impianti fotovoltaici di piccola taglia su tetti residenziali già dimensionati per il proprio peso, una relazione strutturale formale non è sempre richiesta dalla normativa edilizia locale, ma resta comunque la pratica più prudente prima di qualsiasi installazione su coperture piane, capannoni o edifici con dubbi sulla capacità portante (Ingenio-web, 2026). Su impianti commerciali o industriali di taglia maggiore la relazione firmata da un tecnico abilitato è invece la norma, non l'eccezione.
Documentare la scelta delle staffe, il tipo di copertura e l'esito della verifica strutturale nel fascicolo del cliente, invece di tenerlo solo a voce, protegge l'installatore in caso di contestazioni successive su infiltrazioni o cedimenti. Chi gestisce più cantieri in parallelo trova comodo un gestionale come Reonic per allegare foto, relazioni e scheda tecnica delle staffe a ogni pratica, senza doverle rincorrere separatamente mese dopo mese.
Per la parte autorizzativa, la nostra guida ai permessi fotovoltaico spiega quando la struttura di montaggio richiede una CILA distinta dall'impianto elettrico. Chi lavora anche su coperture piane può approfondire zavorre e triangoli di sostegno nella guida al fotovoltaico su tetto piano, mentre il dimensionamento dell'impianto fotovoltaico e l'orientamento dei pannelli restano i due passaggi a monte che determinano quante staffe e quali guide servono davvero in cantiere.
Domande frequenti
Qual è la staffa più adatta per un tetto in tegole?
Per le tegole marsigliesi o portoghesi con geometria regolare bastano ganci fissi in alluminio o acciaio, ancorati al listello sotto la tegola rimossa e poi ripristinata. Su coppi o tegole irregolari i ganci regolabili, o le staffe a coppo dedicate, offrono una tenuta migliore contro le infiltrazioni nel tempo.
Si possono installare pannelli fotovoltaici su lamiera grecata senza forare?
No: sulla lamiera grecata le staffe si fissano tramite viti autoperforanti sulla lastra metallica, che resta l'unica parte forata, senza dover smontare né sostituire alcun elemento della copertura come invece accade su tegole e coppi. È il motivo per cui i capannoni restano la copertura più rapida da equipaggiare.
È obbligatoria una relazione strutturale per montare pannelli sul tetto?
Non sempre per un piccolo impianto residenziale già compatibile con il peso della struttura esistente, ma resta la scelta più prudente su tetti piani, capannoni o edifici con dubbi sulla capacità portante. Le NTC 2018 impongono comunque la verifica di peso proprio, neve e vento nella combinazione più sfavorevole ovunque si installi un impianto.
Che distanza serve tra i pannelli e il bordo del tetto?
Per gli impianti soggetti alla normativa antincendio DCPREV 14030 la fascia libera lungo il perimetro deve essere di almeno 1 metro, con la stessa distanza minima da evacuatori di fumo, lucernari e altri impianti tecnici. Su una villetta unifamiliare non soggetta a prevenzione incendi la distanza è spesso dettata più dal buon senso installativo che da un obbligo normativo diretto.
Cosa cambia con la nuova normativa antincendio DCPREV 14030?
La circolare del 1 settembre 2025 introduce regole precise su raggruppamento dei pannelli in sottoinsiemi da 20 metri, corridoi di almeno 2 metri tra i gruppi, e resistenza al fuoco della copertura sotto i moduli, per gli impianti su edifici soggetti a controllo dei Vigili del Fuoco. Non riguarda automaticamente ogni tetto residenziale, ma va verificata caso per caso in base al tipo di edificio.






